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Docce fredde e salute, quali benefici per l’organismo?

L’interesse verso le docce fredde è aumentato in parallelo alla ricerca di metodi semplici per sostenere il benessere fisico. Studi hanno suggerito che l’acqua a basse temperature, se utilizzata in modo controllato, attivi una risposta fisiologica correlata al sistema immunitario. L’adattamento sarebbe legato alla produzione di specifiche proteine e al miglioramento della circolazione sanguigna.

Dalla teoria alla pratica: come agisce l’organismo

La reazione immediata al contatto con il freddo coinvolge principalmente il sistema nervoso e quello cardiovascolare. La vasocostrizione seguita da una vasodilatazione migliora l’ossigenazione dei tessuti e favorisce l’eliminazione delle tossine. Parallelamente, si è osservato l’incremento dell’attività dei leucociti, cellule fondamentali per contrastare infezioni e patogeni. Processi che, se ripetuti con costanza, rendono il corpo più efficiente nel gestire situazioni di stress fisico.

Integrare le docce fredde nella routine quotidiana

È essenziale adottare un approccio graduale: iniziare con brevi esposizioni di pochi secondi, limitate alle estremità o a parti del corpo meno sensibili, consente di abituarsi progressivamente allo stimolo. È raccomandato evitare la pratica in presenza di patologie cardiovascolari, disturbi respiratori o stati febbrili. La costanza, unita all’attenta valutazione delle proprie condizioni di salute, è il presupposto per un utilizzo sicuro. È utile sottolineare che i contenuti nell’articolo non sostituiscono il parere del medico curante. In caso di sintomi persistenti o patologie preesistenti, è necessario consultare uno specialista.

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Dieta mediterranea, i benefici per la salute nelle linee guida Iss

Sono state pubblicate il 10 marzo 2025 le linee guida sulla Dieta mediterranea, elaborate da Fondazione Dieta mediterranea, Sinpe e Siprec con il supporto dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Il documento, frutto di una revisione sistematica della letteratura scientifica e del lavoro di esperti multidisciplinari, ha fornito oltre 50 raccomandazioni basate su evidenze scientifiche, per promuovere un approccio nutrizionale equilibrato, sostenibile e adattabile a diverse condizioni patologiche, dalla prevenzione cardiovascolare alla gestione del diabete.

Un modello di vita oltre la nutrizione: i benefici multidisciplinari

Ebbene, la Dieta mediterranea ha dimostrato efficacia nella riduzione della mortalità e nell’impatto positivo su patologie cardiovascolari, metaboliche e oncologiche. Studi hanno confermato la diminuzione del rischio di ictus, diabete tipo 2 e tumori del colon-retto, oltre a miglioramenti nella salute ossea e neurocognitiva. L’apporto di fibre, antiossidanti e grassi monoinsaturi aiuta il miglior controllo glicemico e alla protezione da malattie degenerative. Aspetti economici rilevanti hanno evidenziato anche la riduzione dei costi sanitari legati alle cure, grazie alla prevenzione delle complicanze croniche. La sostenibilità ambientale, con preferenza per prodotti locali e stagionali, completa il quadro dei vantaggi.

Radici culturali e applicazioni pratiche: oltre il cibo

Riconosciuta dall’Unesco come patrimonio immateriale, la Dieta mediterranea incorpora principi di convivialità, attività fisica e rispetto per la biodiversità. Le preparazioni culinarie privilegiano cotture salutari come vapore e forno, con esempi di piatti unici che associano cereali, legumi e verdure. Si tratta di un approccio che favorisce un’alimentazione completa ed economica, adatta a diverse fasce della popolazione. L’integrazione di abitudini come il riposo adeguato e il dialogo interculturale rafforza il legame tra benessere individuale e collettivo, evidenziando come il modello mediterraneo trascenda la semplice scelta degli alimenti. Il consiglio dei farmacisti non intende sostituire il consulto con i medici curanti. In caso di problematiche persistenti, è necessario rivolgersi a professionisti sanitari di riferimento.

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Sindrome del bambino scosso: riconoscere e prevenire i rischi

La Sindrome del bambino scosso (Sbs) è una condizione grave che può manifestarsi quando un neonato o un lattante viene scosso con forza. Il gesto è spesso frutto di frustrazione o stress da parte di chi accudisce il piccolo e può provocare danni cerebrali, emorragie retiniche e lesioni al sistema nervoso. L’evento nazionale di sensibilizzazione si è tenuto in Italia il 7 aprile 2025 e ha mirato a diffondere la consapevolezza sulle conseguenze di questi comportamenti, sottolineando la necessità di adottare misure preventive. La Sbs è una vera e propria emergenza medica che richiede intervento immediato, ma la sua natura evitabile la rende un fenomeno su cui è cruciale agire attraverso l’informazione.

Conseguenze dello scuotimento e come prevenirlo

Le conseguenze della Sindrome del bambino scosso sono in alcuni casi irreversibili, si parte da disabilità motorie e cognitive fino, nei casi più gravi, al decesso. Studi clinici hanno evidenziato che i neonati, a causa della debolezza dei muscoli cervicali e delle dimensioni della testa rispetto al corpo, sono particolarmente vulnerabili. Anche pochi secondi di scuotimento violento possono causare traumi severi. La prevenzione si basa sulla capacità di riconoscere le situazioni a rischio, come il pianto prolungato del bambino, e sull’adozione di strategie alternative per gestire lo stress.

Il ruolo dei caregiver e le risorse disponibili

I genitori e coloro che si occupano di neonati devono essere consapevoli delle proprie emozioni e limiti, soprattutto in contesti di stanchezza o pressione psicologica. È essenziale individuare reti di supporto – familiari, professionisti sanitari o servizi territoriali – a cui rivolgersi in caso di difficoltà. Spesso, farmacie, consultori e pediatri mettono a disposizione percorsi educativi per apprendere tecniche di consolazione sicure e metodi per calmare il pianto. È utile ricordare che il consiglio dei farmacisti non intende sostituire il consulto con i medici curanti. In caso di dubbi o sintomi persistenti, è necessario rivolgersi tempestivamente a professionisti sanitari qualificati o agli specialisti di riferimento.

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Erbe italiane dimenticate: rimedi antichi per problemi moderni

Nell’epoca dei ritmi frenetici e delle soluzioni immediate, cresce l’interesse verso approcci legati alla natura. L’Italia, con il suo patrimonio botanico, custodisce specie vegetali utilizzate per secoli nella medicina popolare, oggi poco note ma ancora rilevanti. Erbe come la malva, la verbena e la borragine sono solo aluni esempi di rimedi un tempo diffusi, impiegati per alleviare disturbi digestivi, infiammazioni lievi o irritazioni cutanee. Piante, spesso considerate semplici erbe spontanee, che possiedono proprietà riconosciute dalla scienza moderna, seppur con meccanismi d’azione meno immediati rispetto ai farmaci convenzionali.

Dalle radici storiche alle applicazioni attuali

La malva, ad esempio, è stata tradizionalmente utilizzata per le sue mucillagini, utili a lenire le mucose irritate. La verbena, invece, era apprezzata per effetti rilassanti sul sistema nervoso, mentre la borragine, ricca di omega-6, veniva applicata per idratare pelli secche. Le piante, riscoperte oggi anche in ambito fitoterapico, sono alternative complementari per gestire problematiche ricorrenti senza gravare sull’organismo. La loro efficacia dipende però da modalità di preparazione precise: infusi, decotti o estratti secchi richiedono tempi e dosaggi specifici per esprimere al meglio le proprietà benefiche.

Consapevolezza e precauzioni nell’utilizzo

Sebbene naturali, le erbe non sono prive di criticità. Interazioni con farmaci, effetti collaterali o controindicazioni legate a condizioni cliniche preesistenti rendono fondamentale un approccio informato. Il confronto con professionisti della salute, come farmacisti o medici, è indispensabile per valutarne l’idoneità in base al singolo caso. La provenienza delle materie prime deve garantire standard qualitativi, evitando contaminanti o adulterazioni. L’autoproduzione, se praticata, necessita di competenze botaniche per distinguere specie simili ma tossiche. Il consiglio dei farmacisti non intende sostituire il consulto con i medici curanti, ove la problematica presentata dovesse perdurare. È necessario contattare i medici specialisti di riferimento per le valutazioni approfondite.

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Infiammazione silente, c’è ma non si vede: come riconoscerne i segnali

L’infiammazione silente è una condizione subdola, spesso priva di manifestazioni acute, in grado di alimentare l’insorgenza di disturbi cronici. A differenza delle infiammazioni classiche, caratterizzate da rossore, dolore o gonfiore, è una forma che si sviluppa senza manifestazione evidente o con segnali lievi. È il caso di affaticamento persistente, difficoltà digestive o rigidità articolare. La sua natura prolungata può essere associata a patologie cardiovascolari, metaboliche o neurodegenerative. L’identificazione precoce richiede attenzione a cambiamenti fisici e monitoraggio di parametri, tra cui quelli ematici legati alla risposta infiammatoria.

Alimentazione come forma di prevenzione

Numerosi studi hanno comprovato che l’alimentazione è ampiamente coinvolta nella modulazione dei processi infiammatori. Cibi ricchi di zuccheri raffinati, grassi saturi o additivi industriali, incrementano la produzione di molecole pro-infiammatorie. Al contrario, il consumo regolare di alimenti vegetali, pesce azzurro, e cereali integrali è stato visto che ha proprietà antinfiammatorie. Si citano ad esempio gli acidi grassi omega-3 o gli antiossidanti. Spezie come la curcuma e lo zenzero sono state studiate per il loro potenziale benefico. È utile sottolineare che l’approccio graduale ed equilibrato, privo di eccessi, è più efficace rispetto a diete restrittive, spesso difficili da mantenere nel tempo.

Stile di vita e fattori esterni che incidono sull’infiammazione cronica

Le abitudini quotidiane e i fattori ambientali influenzano il rischio di infiammazione silente. Sedentarietà, sonno insufficiente e stress cronico alterano l’equilibrio del sistema immunitario, portando a risposte infiammatorie incontrollate. L’esposizione a tossine ambientali – si menzionano il fumo o l’inquinamento – mette di fronte l’organismo a una serie di sfide legate principalmente all’attivazione di meccanismi di compensazione. Dunque, l’introduzione di attività fisica moderata, tecniche di gestione dello stress, e la riduzione di comportamenti a rischio, possono aiutare a mitigarne gli effetti. La costanza nelle scelte quotidiane risulta determinante per risultati duraturi. È bene ricordare che il consiglio dei farmacisti non sostituisce il consulto con i medici curanti. In caso di sintomi persistenti o peggioramento delle condizioni, è necessario rivolgersi a ul medico di base o allo specialista di riferimento.