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Fascicolo sanitario elettronico, al Festival di Sanremo 2026 la campagna informativa

Il Festival di Sanremo ospita l’avvio di una campagna di comunicazione nazionale dedicata al Fascicolo sanitario elettronico. L’iniziativa, promossa dal ministero della Salute, mira a sensibilizzare la popolazione sull’importanza dello strumento digitale e illustrare le funzionalità principali del fascicolo e i vantaggi legati al suo utilizzo nella vita di tutti i giorni. La scelta del Festival di Sanremo come luogo di partenza porta visibilità all’operazione, per raggiungere un pubblico ampio e diversificato.

Come funziona e perché è utile

Il Fascicolo sanitario elettronico è un archivio digitale personale e sicuro che raccoglie la storia clinica delle persone. La sua funzione principale è quella di semplificare la gestione di documenti sanitari come prescrizioni mediche, appuntamenti prenotati, e risultati di esami. L’accesso al fascicolo avviene attraverso credenziali garantite, quali la Carta d’identità elettronica (Cie) o il sistema Spid, dando protezione dei dati personali. La consultazione del fascicolo da parte degli operatori sanitari autorizzati può avvenire solo previo consenso esplicito dell’interessato. Il meccanismo consente di mettere a disposizione del personale sanitario le informazioni rilevanti in maniera immediata, supportando il processo di cura.

Valore del consenso per una cura coordinata

Un aspetto fondamentale del Fascicolo sanitario elettronico è la gestione del consenso alla consultazione. L’autorizzazione alla visione dei dati da parte dei professionisti della salute è un atto volontario che rimane sotto il pieno controllo del cittadino. La scelta abilita un modello di assistenza più coordinato, in quanto il medico o lo specialista che segue il paziente può accedere a un quadro clinico aggiornato. La disponibilità di informazioni essenziali, come allergie, terapie in corso o referti recenti, può risultare decisiva in varie situazioni, contribuendo a evitare duplicazioni di esami e a favorire una maggiore continuità delle cure. La campagna informativa sottolinea come il fascicolo sia uno strumento al servizio della salute del cittadino.

È possibile guardare il video aprendo questo collegamento.

I consigli e le informazioni fornite dai farmacisti hanno scopo puramente informativo e non intendono sostituire il rapporto con il medico curante. In caso di problematiche persistenti o per prescrizioni farmacologiche, è necessario rivolgersi sempre al proprio medico di base o allo specialista di riferimento.

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Monossido di carbonio: riconoscere i pericoli e prevenire gli avvelenamenti

Il 26 febbraio 2026 l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha pubblicato un compendio dal titolo “Monossido di carbonio: quello che bisogna sapere”. Come è noto, infatti, il monossido di carbonio è un gas tossico che non può essere percepito dai sensi, in quanto privo di odore e colore. La sua formazione avviene durante processi di combustione incompleta in apparecchiature sia fisse che mobili. Tra le fonti più comuni negli ambienti domestici, gli impianti di riscaldamento come caldaie e stufe, scaldabagni, cucine a gas, camini, e generatori di corrente. Anche l’uso improprio di dispositivi come barbecue o bracieri in spazi chiusi porta al rischio. L’accumulo del gas in locali non sufficientemente ventilati può dare intossicazioni gravi, con esiti letali per le persone e gli animali presenti.

Cause principali dell’intossicazione da monossido di carbonio

Le situazioni che favoriscono l’avvelenamento da monossido di carbonio sono spesso legate a negligenze nella gestione degli impianti. La mancata pulizia e verifica annuale di apparecchi, canne fumarie e condotti di evacuazione, è uno tra i principali fattori. Anche un eventuale malfunzionamento nel processo di combustione, causato dalla scarsa ossigenazione o dall’insufficiente ricambio d’aria nell’ambiente, aumenta la produzione del gas. Ulteriori elementi di pericolo sono il tiraggio inadeguato, le ostruzioni nelle vie di deflusso dei fumi, i danni strutturali alle canne fumarie, e l’impiego di apparecchiature obsolete o difettose. Frequentemente, negli incidenti più gravi, le cause si presentano in combinazione.

Sintomatologia e soggetti a rischio

I segni di avvelenamento da monossido di carbonio possono manifestarsi con diversa rapidità, in relazione alla concentrazione del gas e alla durata dell’esposizione. I sintomi iniziali più frequenti vedono la cefalea, vertigini, astenia, nausea, e stato confusionale. Possono seguire vomito, dolore toracico, disturbi visivi, sonnolenza e, nei casi più severi, perdita di coscienza e convulsioni. Nei bambini possono presentarsi anche dolori addominali e diarrea. Individui in stato di incoscienza per sonno o alterazioni psicofisiche possono non avvertire tali segnali, con conseguenze potenzialmente fatali. I neonati, gli anziani, e le persone affette da patologie cardiache croniche, anemie o problemi respiratori hanno maggiore vulnerabilità. In caso di sospetta intossicazione, è necessario recarsi con immediatezza al pronto soccorso.

Le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. In caso di sintomi persistenti o dubbi, è sempre necessario consultare il proprio medico curante o uno specialista di riferimento.

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Farmaci che interagiscono tra di loro: cosa c’è da sapere

L’assunzione concomitante di più medicinali è una pratica definita “politerapia” ed è frequente soprattutto in presenza di più condizioni patologiche. In alcuni casi, la situazione può portare a interazioni farmacologiche, fenomeno in cui un medicinale influisce sull’attività di un’altro: un farmaco può ridurre l’efficacia di un altro, rendendo la terapia non ottimale, mentre in altre circostanze può potenziarne gli effetti, aumentando la probabilità di reazioni avverse. L’esito non è sempre prevedibile senza l’adeguata conoscenza dei principi attivi coinvolti. Anche prodotti di origine naturale o integratori possono, in determinate situazioni, modificare il comportamento di un medicinale. Per tali motivi, la gestione della terapia diventa un aspetto cruciale per la sicurezza del paziente.

Segnali che richiedono attenzione

Alcuni sintomi sono indicatore della possibile interazione tra farmaci. La comparsa di effetti inattesi dopo l’introduzione di un medicinale in un regime terapeutico preesistente deve essere considerata con prudenza. Manifestazioni a carico dell’apparato gastrointestinale, come nausea o disturbi digestivi, possono essere un campanello d’allarme. Analogamente, la presenza di capogiri, sonnolenza marcata o affaticamento insolito meritano una valutazione. Anche alterazioni cutanee, come la comparsa di eruzioni, o modifiche in parametri fisiologici rilevati tramite esami di routine possono essere correlate a interazioni. È fondamentale osservare l’insorgenza di tali fenomeni e riferirli tempestivamente a un operatore sanitario, evitando interpretazioni autonome o sospensioni arbitrarie della cura in atto.

Prevenzione come strategia principale

La gestione proattiva delle terapie è la misura più efficace per minimizzare i rischi connessi alle interazioni farmacologiche. La comunicazione con il farmacista e il medico curante si rivela essenziale. Fornire un elenco completo di tutti i medicinali assunti, compresi quelli acquistati senza obbligo di prescrizione e i prodotti da banco, porta alla valutazione generale della situazione. La consultazione del foglietto illustrativo nella confezione del farmaco da’ informazioni dettagliate sulle interazioni note. È buona norma fare riferimento a un unico punto vendita per l’acquisto di medicinali, così da facilitare il monitoraggio della terapia da parte del personale sanitario. Le semplici azioni possono garantire che il percorso terapeutico sia non solo efficace ma anche sicuro, riducendo la possibilità di conseguenze indesiderate.

I consigli presenti nell’articolo hanno scopo puramente informativo e non intendono sostituire il rapporto con il medico curante o lo specialista di riferimento. In caso di dubbi sulla terapia o di persistenza di sintomi, è necessario consultare il proprio medico.

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Resistenza agli antibiotici: il problema nei batteri alimentari

La resistenza agli antibiotici nei batteri di origine alimentare continua a essere una sfida per la salute pubblica in Europa. Secondo un rapporto delle autorità europee per la sicurezza alimentare e la prevenzione delle malattie, pubblicato nel febbraio 2026, Salmonella e Campylobacter sono microrganismi con ancora un’ampia diffusione di resistenza agli antimicrobici di uso comune. I batteri possono trasmettersi all’uomo anche con gli alimenti, causando infezioni che possono richiedere un trattamento farmacologico. La situazione necessita un approccio coordinato che consideri la salute umana, animale e ambientale come un unico sistema. Alcuni Stati membri hanno tuttavia segnalato progressi nella riduzione dei livelli di resistenza, sia negli esseri umani che negli animali da allevamento.

Monitoraggio costante e segnali incoraggianti

La proporzione di ceppi di Campylobacter e Salmonella resistenti alla ciprofloxacina, antibiotico importante per il trattamento di infezioni gravi nell’uomo, rimane elevata. Per il Campylobacter, la resistenza è talmente diffusa che il farmaco non è più raccomandato per la terapia delle infezioni umane, e il suo uso negli animali è stato limitato. Preoccupazione delle autorità anche per l’aumento della resistenza nella Salmonella isolata da casi umani. Si è registrata un’elevata resistenza ad altri antimicrobici comuni, come ampicillina e tetracicline. Un aspetto che richiede particolare attenzione è il rilevamento, in alcuni Paesi, di batteri E. coli produttori di carbapenemasi in animali e carne. I carbapenemi sono antibiotici di ultima risorsa in medicina umana e non sono autorizzati negli animali da allevamento, la fonte delle contaminazioni necessita di indagini approfondite.

La via da seguire: impegno coordinato e uso responsabile

Nonostante il quadro generale rimanga complesso, emergono segnali positivi. Diversi Paesi hanno riportato un calo della resistenza dell’uomo ad ampicillina e tetracicline per la Salmonella nell’ultimo decennio. Tendenze favorevoli si sono osservate anche negli animali, con una diminuzione della resistenza alle tetracicline nei polli e ad ampicillina e tetracicline nei tacchini. Per il Campylobacter, la resistenza all’eritromicina, un farmaco di prima scelta, è diminuita in diversi Stati. La resistenza combinata a più antimicrobici di importanza critica rimane generalmente bassa. Tuttavia, i miglioramenti precedenti hanno subito un rallentamento in alcune aree, come per l’E. coli nel pollame, dove i livelli di resistenza si sono stabilizzati. Le differenze tra Paesi riflettono le diverse pratiche nell’uso degli antibiotici, negli allevamenti e nelle strategie di prevenzione. L’uso responsabile degli antimicrobici in tutti i settori, unito a misure efficaci di prevenzione delle infezioni, igiene animale e sicurezza alimentare, è fondamentale per contrastare la diffusione dei batteri resistenti e proteggere la salute pubblica.

Le informazioni fornite hanno scopo divulgativo e non sostituiscono in alcun caso il pa rere del medico curante o dello specialista di riferimento. In caso di sintomi persistenti o dubbi, è necessario consultare il proprio medico.

Fonte: The European union summary report on antimicrobial resistance in zoonotic and indicator bacteria from humans, animals and food in 2023–2024

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Risvegliare il corpo in vista della primavera

Il passaggio dall’inverno alla primavera è un periodo di transizione per l’ambiente così come per l’organismo. Le giornate si allungano e le temperature si fanno più miti, condizioni che possono essere sfruttate per riattivare le funzioni corporee dopo i mesi freddi. Con l’adattamento progressivo è possibile evitare stress fisico eccessivo. Iniziare con la moderata esposizione alla luce solare nelle ore centrali della giornata può portare al miglior ritmo sonno-veglia e al migliore umore. Anche la revisione delle abitudini alimentari, sempre con cibi freschi e di stagione, da’ all’organismo i nutrienti necessari per il cambiamento.

Attività fisica graduale e costante

La ripresa o l’inizio di una pratica sportiva deve essere affrontata con gradualità. Non è necessario fare allenamenti intensi. Anzi, è preferibile optare per discipline a basso impatto che possono essere svolte con regolarità. Camminate a passo sostenuto, passeggiate in bicicletta o sessioni di ginnastica dolce sono esempi di attività adatte a tutti, che permettono di riabituare i muscoli e le articolazioni al movimento senza traumi. La costanza, anche in sessioni di durata limitata, è più benefica rispetto a sforzi sporadici e intensi.

Sport e stile di vita equilibrato

L’attività fisica è una componente di un più ampio concetto di benessere: deve essere accompagnata sempre da uno stile di vita sano e regolare. Anche l’idratazione va curata per compensare le perdite dovute al movimento e al clima più caldo. Creare una routine quotidiana che armonizzi movimento, alimentazione, e sonno permette di affrontare il cambio di stagione con maggiore energia e di sostenere le naturali difese dell’organismo.

I consigli forniti hanno scopo puramente informativo e non intendono sostituire il parere del medico curante o dello specialista. In caso di problematiche di salute persistenti o prima di intraprendere qualsiasi tipo di attività fisica, è sempre necessario consultare il proprio medico di riferimento.