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Protezione della pelle in inverno: come difendersi dal primo freddo

Con l’avvicinarsi della stagione invernale, le condizioni climatiche subiscono mutamenti che possono influenzare lo stato di salute della pelle. Il calo delle temperature, l’umidità variabile e il vento più incisivo sono fattori che possono compromettere l’integrità del mantello idrolipidico cutaneo, la barriera naturale che protegge l’epidermide dalle aggressioni esterne. È essenziale adottare misure preventive per mantenere la pelle idratata e nutrita, evitando così secchezza, irritazioni e screpolature che possono manifestarsi con l’arrivo del primo freddo.

Adattamento della routine di bellezza per l’inverno. La transizione verso la stagione invernale richiede una revisione della routine di bellezza quotidiana. È consigliabile privilegiare prodotti emollienti e idratanti che possano offrire un apporto maggiore di nutrimento. Creme e lozioni con una consistenza più ricca sono da preferire rispetto a quelle utilizzate durante i mesi estivi. L’impiego di balsami per le labbra e creme per le mani è utile per prevenire la disidratazione nelle aree esposte agli elementi. L’uso di detergenti delicati, privi di sostanze aggressive, aiuta a preservare il film idrolipidico, mentre l’applicazione di sieri a base di antiossidanti può aiutare a contrastare gli effetti dello stress ossidativo.

Consigli per mantenere la pelle sana durante il cambio di stagione. Oltre all’uso di prodotti cosmetici adeguati, è utile adottare alcune buone pratiche per la cura della pelle in inverno. L’assunzione di una quantità adeguata di acqua ogni giorno aiuta a mantenere l’idratazione dall’interno. È raccomandabile seguire una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura, che fornisca vitamine e minerali essenziali per il benessere cutaneo. L’esposizione moderata al sole – quando presente –, con la protezione adeguata, può favorire la sintesi di vitamina D, importante per la salute della pelle e dell’organismo in generale. Non bisogna trascurare l’importanza di un sonno di qualità e di una riduzione dei livelli di stress, entrambi fattori che possono influenzare positivamente l’aspetto e la salute della pelle. Le indicazioni fornite in questo articolo hanno lo scopo di offrire informazioni generali e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico curante. Qualora i sintomi persistessero, è imperativo rivolgersi al proprio medico di base o allo specialista di riferimento per ricevere una consulenza personalizzata.

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Disturbi gastrointestinali: un problema diffuso in Italia

La prevalenza dei disturbi gastrointestinali in Italia è significativa, con il 90% della popolazione che ne risente. Sintomi come il reflusso gastroesofageo, bruciore di stomaco e dolore addominale sono solo alcuni dei più comuni. I dati emergono da un’indagine condotta dall’Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri (Aigo) e presentati dal Prof. Attilio Giacosa in occasione di un evento organizzato da Assosalute, parte di Federchimica.

Il microbiota intestinale: un alleato per la salute. Il benessere dell’apparato digerente è strettamente legato a quello del sistema immunitario, dato che l’80% di quest’ultimo risiede nell’intestino. Il microbiota intestinale, composto da un vasto insieme di microorganismi, svolge un ruolo cruciale nella nostra salute. Il Prof. Giacosa evidenzia che il microbiota, che include batteri, virus, funghi e miceti, interagisce con il nostro organismo influenzando la salute e la risposta a diverse malattie. Il patrimonio genetico di questi microorganismi, il microbioma, è un fattore determinante per il nostro benessere. Il microbiota si sviluppa nei primi anni di vita e viene influenzato da numerosi fattori, tra cui l’alimentazione, l’uso di farmaci, il sonno e l’attività fisica. Il Prof. Giacosa sottolinea l’importanza delle esperienze iniziali nella formazione del microbiota e il loro impatto sulla salute a lungo termine, evidenziando il concetto di “adattoma”, che si modula in base alle condizioni fisiche ed emozionali del bambino.

Preservare l’equilibrio intestinale: consigli e alimentazione. Il mantenimento di un microbiota equilibrato, o eubiosi intestinale, è essenziale per prevenire l’infiammazione, collegata a patologie cardiache, degenerazione vascolare e cancro. La dieta mediterranea, ricca di fibre solubili come l’inulina e la pectina, è fondamentale per promuovere un microbiota sano. Il Prof. Giacosa mette in guardia sui rischi legati ai pasti abbondanti durante le festività e raccomanda di adottare scelte alimentari consapevoli. Inoltre, suggerisce di non eccedere con cibi complessi e trasformati, di limitare alcolici e zuccheri, e di includere vegetali nei pasti. Sottolinea l’importanza della moderazione alimentare e dell’attività fisica, anche durante il periodo festivo, per il benessere dell’apparato digerente.

Il ruolo dei farmaci di automedicazione. I farmaci di automedicazione possono essere utili per gestire i disturbi gastrointestinali minori. Il Prof. Giacosa elenca antiacidi, antisecretivi, pro-cinetici, adsorbenti intestinali, probiotici e antispastici come opzioni per il trattamento dei sintomi. Tuttavia, ricorda l’importanza di consultare un medico in presenza di sintomi persistenti o gravi. Le informazioni fornite in questo articolo hanno lo scopo di essere un supporto informativo e non sostituiscono il parere del medico curante. In caso di disturbi persistenti, è necessario contattare il proprio medico di base o lo specialista di riferimento.

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Il contributo della fisioterapia nella cura e nella prevenzione della salute

La fisioterapia è una branca essenziale della medicina riabilitativa, il cui obiettivo è ripristinare, mantenere e promuovere il benessere fisico dei pazienti. Con l’impiego di tecniche specifiche, quali esercizi terapeutici e l’uso di agenti fisici, la fisioterapia interviene nella prevenzione e nel trattamento di molteplici disturbi muscolo-scheletrici, neurologici e cardiorespiratori. La figura del fisioterapista – professionista qualificato, specializzato e iscritto all’Albo dei fisioterapisti – è centrale in questo processo, poiché è colui che valuta le condizioni del paziente e stabilisce il piano di trattamento più adeguato.

Il ruolo del fisioterapista nella gestione del dolore. Alla luce di quanto evidenziato, il fisioterapista ricopre un ruolo nella gestione del dolore, soprattutto per coloro che soffrono di patologie croniche che limitano la mobilità e la qualità della vita. Con l’analisi accurata della storia clinica e delle condizioni fisiche del paziente, il fisioterapista è in grado di individuare le cause del dolore e di elaborare un intervento riabilitativo personalizzato. L’approccio mirato allevia il disagio fisico, migliora la capacità funzionale dell’individuo, consentendo al paziente di tornare alle attività quotidiane con minor sofferenza.

Prevenzione e riabilitazione: due facce della stessa medaglia. La prevenzione è un altro aspetto dell’attività fisioterapica. Con programmi di esercizio fisico ed educazione posturale, il fisioterapista aiuta i pazienti a prevenire l’insorgenza di lesioni o il peggioramento di condizioni preesistenti. La riabilitazione fisioterapica è essenziale nelle fasi di post-intervento chirurgico o dopo un infortunio, accelerando i tempi di recupero e riducendo il rischio di complicanze. La personalizzazione del trattamento, basata sulle specifiche esigenze di ogni individuo, è un principio cardine che guida il fisioterapista nella programmazione delle sedute terapeutiche.

L’importanza del consulto medico. La fisioterapia e il fisioterapista sono risorse insostituibili nel campo della salute e del benessere. La loro competenza e dedizione sono di supporto ai pazienti in ogni fase del percorso di cura, dalla diagnosi alla completa riabilitazione. È importante sottolineare che, sebbene il parere del fisioterapista sia di grande valore, esso non sostituisce il consulto medico. In caso di persistenza dei sintomi o di dubbi sulla propria condizione di salute, è imperativo rivolgersi al proprio medico curante o allo specialista di riferimento per ricevere una valutazione approfondita e un trattamento adeguato.

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Gli oculisti Aimo: «Aumento della miopia nei bambini a causa dei dispositivi elettronici»

La miopia è un difetto refrattivo dell’occhio che comporta una visione sfocata degli oggetti distanti, mentre quelli vicini sono percepiti con chiarezza. Questa condizione si verifica quando i raggi luminosi si focalizzano prima di raggiungere la retina. In Italia, come nel resto del mondo, si assiste a un incremento significativo dei casi di miopia, soprattutto tra i più giovani. Secondo gli esperti, la prevalenza di questo difetto visivo è in crescita, con una percentuale che varia dal 30% nei paesi occidentali fino all’80% in alcune aree asiatiche. La miopia si manifesta generalmente durante l’infanzia e tende ad aggravarsi fino a stabilizzarsi intorno ai 20-25 anni.

La tecnologia digitale come fattore di rischio. Il fenomeno dell’aumento della miopia nei bambini è stato al centro del dibattito durante il congresso nazionale degli oculisti Aimo, tenutosi a Roma. Gli specialisti hanno evidenziato un cambiamento nelle abitudini dei giovani, che preferiscono la realtà virtuale a quella fisica, trascorrendo meno tempo all’aperto e più tempo davanti a schermi di cellulari e tablet. Questo stile di vita sedentario e la costante vicinanza ai dispositivi elettronici non favoriscono l’esercizio della vista da lontano, necessario per la salute degli occhi. Gli esperti raccomandano di limitare l’uso di tali dispositivi a non più di un’ora al giorno per i bambini, promuovendo attività all’aria aperta che possano contrastare lo sviluppo della miopia.

Le conseguenze della miopia patologica. La miopia può essere classificata in fisiologica, generalmente lieve e correggibile, e patologica, che può presentarsi già in tenera età e comportare gravi conseguenze per la salute oculare. Con l’aumento delle diottrie, cresce il rischio di patologie retiniche e altre complicazioni come il glaucoma. Per ogni diottria in più, il rischio di malattie della retina aumenta del 47%. È quindi essenziale un monitoraggio costante e un trattamento adeguato per i giovani pazienti, al fine di prevenire l’aggravarsi della condizione. Tra le soluzioni proposte vi sono lenti a contatto speciali, occhiali e farmaci in fase di sperimentazione, mirati a stabilizzare la progressione della miopia. In conclusione, mentre a livello internazionale esistono numerosi studi epidemiologici sulla miopia, in Italia i dati sono ancora poco definiti. Si stima che circa 18 milioni di italiani siano affetti da miopia, un numero che richiede attenzione e interventi mirati. È fondamentale promuovere stili di vita salutari e un uso consapevole della tecnologia digitale fin dalla più tenera età. Le informazioni fornite in questo articolo sono a scopo informativo e non sostituiscono il parere del medico curante. In caso di persistenza dei sintomi o dubbi sulla propria salute visiva, è necessario consultare il proprio medico o uno specialista.

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Impatto dell’ictus sulla vita lavorativa: nuovi dati da indagine europea

Un recente studio europeo ha messo in luce le difficoltà incontrate da individui che hanno subito un ictus, nonché dai loro familiari, nel contesto lavorativo e nella gestione quotidiana post-evento. La ricerca, che ha coinvolto oltre 500 pazienti, ha evidenziato come la maggior parte di coloro che erano occupati al momento dell’ictus abbiano riscontrato un impatto negativo sul proprio percorso professionale. In particolare, i dati raccolti mostrano che i giovani adulti, nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 44 anni, sono stati i più colpiti: il 34% ha dovuto ridurre le proprie ore lavorative, mentre il 25% ha dovuto interrompere completamente la propria attività lavorativa.

La risonanza dell’ictus nella vita dei familiari. L’indagine ha inoltre acceso i riflettori su come l’ictus non influenzi solamente la vita del paziente, ma anche quella dei suoi familiari. In Italia, il 35% dei partecipanti allo studio ha riferito che un proprio familiare ha dovuto modificare o interrompere la propria attività lavorativa per prestare assistenza. Il 12% ha indicato che tale assenza dal lavoro si è protratta per oltre un anno. I dati sottolineano come sia fondamentale un supporto esteso ai pazienti e ai loro cari che spesso si trovano a dover gestire cambiamenti nella propria vita in seguito all’evento acuto.

Aspettative e informazioni post-ictus. L’aspirazione a un miglioramento della mobilità è stata espressa dal 49% degli intervistati italiani, mentre il 48% ha manifestato il desiderio di prevenire un ulteriore ictus. Altri obiettivi includono il miglioramento delle funzioni cognitive, segnalato dal 36% dei partecipanti, la riduzione del dolore (29%) e il miglioramento del linguaggio (23%). Per quanto concerne l’informazione ricevuta dai medici, circa il 30% degli intervistati ha indicato di aver ottenuto dettagli rilevanti durante le visite di follow-up, sottolineando la necessità di una comunicazione efficace e tempestiva tra specialisti e pazienti.

Garantire interventi e trattamenti riabilitativi tempestivi. Paola Mazzanti, direttore medico di Ipsen Italia, ha evidenziato l’importanza di un coordinamento tra i vari attori coinvolti nella fase post-ictus per garantire interventi e trattamenti riabilitativi tempestivi. Ipsen, con oltre tre decenni di impegno nel trattamento della spasticità post-ictus, si pone come punto di riferimento in questo ambito, considerando che tale condizione colpisce oltre il 30% dei pazienti che superano la fase acuta dell’ictus in Italia. È utile ricordare che le informazioni fornite in questo articolo sono a scopo informativo e non sostituiscono il parere del medico curante. In caso di persistenza dei sintomi o per qualsiasi dubbio relativo alla propria salute, è fondamentale rivolgersi al proprio medico di base o allo specialista di riferimento.