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L’importanza dei supplementi dietetici: quali benefici e quando assumerli

La sfera dei supplementi dietetici si estende ampiamente, comprendendo una varietà di elementi nutritivi che possono integrare la dieta quotidiana. L’adozione di questi supplementi ha il potenziale di arricchire l’alimentazione con vitamine, minerali, acidi grassi o amminoacidi che potrebbero non essere sufficientemente rappresentati nell’ordinaria alimentazione. L’obiettivo principale dell’uso di tali prodotti è il raggiungimento di un equilibrio nutrizionale ottimale, fondamentale per il benessere generale dell’organismo.

Supplementi dietetici: le tipologie disponibili.

L’ampio panorama dei supplementi dietetici copre differenti tipologie di nutrienti, ciascuna con specifici benefici. Ad esempio, le vitamine e i minerali contribuiscono al funzionamento normale del sistema immunitario e al mantenimento di ossa, pelle e capelli in salute. Gli acidi grassi, come gli Omega-3, svolgono un ruolo chiave nel sostenere la salute del cuore. Gli amminoacidi, invece, supportano il mantenimento e la crescita della massa muscolare. Inoltre, la presenza di probiotici e prebiotici può aiutare a promuovere la salute intestinale.

Benefici ma non uso alternativo all’alimentazione.

Nonostante i benefici offerti dai supplementi dietetici, è importante sottolineare che non dovrebbero sostituire un’alimentazione sana ed equilibrata, ma integrarla. Il momento di assunzione di questi prodotti può variare in base al tipo di supplemento e alla necessità individuale. Per esempio, alcuni integratori potrebbero essere più efficaci se assunti a stomaco vuoto, altri potrebbero essere più adatti se assunti con il cibo. In ogni caso, è fondamentale consultare un professionista della salute, quale il medico o il farmacista di fiducia, prima di iniziare l’uso di supplementi dietetici. È utile sottolineare che questo articolo fornisce informazioni generali sui supplementi dietetici. Non intende in alcun modo sostituire il consiglio del farmacista o del medico curante. Nel caso in cui i sintomi presentati persistano, si raccomanda di consultare un medico o un altro professionista della salute.

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Antibiotici fluorochinolonici, le autorità ricordando le limitazioni d’uso

Gli antibiotici fluorochinolonici, secondo l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), presentano determinate limitazioni d’uso. Tali farmaci, che includono ciprofloxacina, delafloxacina, levofloxacina, lomefloxacina, moxifloxacina, norfloxacina, ofloxacina, pefloxacina, prulifloxacina e rufloxacina, non devono essere prescritti in certe circostanze. Queste situazioni includono precedenti reazioni avverse gravi ad un antibiotico chinolonico o fluorochinolonico, infezioni non gravi o autolimitanti, infezioni non batteriche, e per la prevenzione di malattie specifiche.

«Reazioni avverse rare ma gravi».

Una delle principali preoccupazioni relative ai fluorochinoloni è il loro collegamento con reazioni avverse rare ma gravi, con potenziale per causare disabilità di lunga durata e potenzialmente irreversibili. Di conseguenza, l’Ema ha raccomandato nel 2018 di limitare l’uso di questi farmaci, con particolare riguardo a quelli ad uso sistemico ed inalatorio. Alcune delle reazioni avverse gravi potrebbero includere tendinite, rottura del tendine, artralgia, dolore alle estremità, disturbi del sonno, della vista, del gusto, dell’olfatto e del sistema nervoso. Le reazioni possono manifestarsi entro 48 ore dall’inizio del trattamento o possono ritardare diversi mesi dopo la sospensione dello stesso.

Lo studio Ema.

L’Ema ha sponsorizzato uno studio intitolato “Impact of European Union Label Changes for Fluoroquinolone Containing Medicinal Products for Systemic and Inhalation Use” (EUPAS37856), che ha analizzato i livelli di prescrizione dei fluorochinoloni in sei diverse banche dati sanitarie europee. Secondo tale studio, vi è la possibilità che i fluorochinoloni siano prescritti al di fuori delle indicazioni autorizzate. Gli operatori sanitari sono invitati a informare i pazienti sui rischi associati a queste reazioni avverse gravi e sulla necessità di cercare un consulto medico immediato in caso di tali sintomi. Si richiede cautela particolare nei pazienti che assumono corticosteroidi, negli anziani, nei pazienti con insufficienza renale e nei pazienti che hanno subito un trapianto di organi solidi, poiché in questi casi il rischio di tendinite e rottura del tendine indotta da fluorochinoloni può essere elevato. È utile osservare che le informazioni fornite in questo articolo non sono destinate a sostituire il consulto con il medico curante. In caso di persistenza dei sintomi o se le condizioni dovessero peggiorare, si consiglia di rivolgersi al proprio medico.

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Consumo di alcol e conseguenze per la salute: l’approfondimento dell’Istituto superiore di sanità

Il consumo di bevande alcoliche ha dimostrato un nesso con l’insorgenza di numerose malattie croniche non trasmissibili. Oltre alla potenziale creazione di dipendenza, il consumo di alcol può comportare immediatamente alterazioni psicomotorie. Queste alterazioni aumentano il rischio non solo per l’individuo che consuma l’alcol, ma anche per l’intera società, conducendo a un incremento nell’incidentalità stradale e relativa invalidità. L’alcol può inoltre portare ad un comportamento sessuale a rischio, incidenti sul lavoro, episodi di violenza, abbandoni e incapacità di creare legami affettivi stabili. È quanto sottolineato dall’Istituto superiore di sanità (Iss), in un’analisi pubblicata sul proprio portale istituzionale.

Non esiste un consumo sicuro di alcol per la salute.

Come ribadito dall’Iss, non esiste un consumo sicuro di alcol per la salute. I rischi di danni alcol-correlati dipendono da diversi fattori come la quantità di alcol consumata abitualmente, la quantità ingerita in un’occasione singola, il contesto e le modalità di consumo, nonché le caratteristiche individuali dell’individuo. Le patologie legate all’alcol possono essere prevenute unicamente astenendosi dal consumo, pratica particolarmente raccomandata in determinate circostanze (ad esempio alla guida o sul luogo di lavoro) o in fasi della vita come la gravidanza. Durante la gestazione, il consumo di alcol può infatti condurre alla sindrome alcolica fetale (FAS), la più grave tra le patologie fetali indotte dall’alcol.

Alcol primi dieci fattori di rischio per morte prematura.

Secondo il Global Burden of Disease Study dell’Institute for health metrics and evaluation (Ihme), in Italia, nonostante una diminuzione del 18,8% tra il 2007 e il 2017, il consumo di alcol rimane uno dei primi dieci fattori di rischio per morte prematura e anni vissuti in disabilità. Dai dati dell’Istat e dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità si evince che circa 35 milioni di italiani sopra gli 11 anni di età consumano bevande alcoliche. Di questi, più di 8,6 milioni hanno un consumo di alcol a rischio. È particolarmente preoccupante il dato relativo ai minori e ai giovani fino ai 24 anni, per i quali la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche sono vietate. In Italia, l’esposizione all’alcol è causa di circa 39mila accessi al Pronto soccorso con diagnosi principale di abuso di alcol episodico.

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Farmaci antibiotici e antivirali, quali differenze e implicazioni per i pazienti?

Gli antibiotici e gli antivirali sono due categorie di farmaci utilizzati per combattere infezioni causate da microrganismi patogeni. Tuttavia, la loro applicazione, meccanismo di azione e tipi di microrganismi che combattono sono diversi. Gli antibiotici sono una classe di farmaci impiegati principalmente per il trattamento di infezioni batteriche. Questi composti possono inibire la crescita o uccidere direttamente i batteri, interferendo con processi cellulari fondamentali specifici di tali organismi. Importante sottolineare che gli antibiotici non sono efficaci contro le infezioni virali. Gli antivirali, invece, sono specificatamente progettati per combattere le infezioni virali. Questi farmaci lavorano in diversi modi, ma in generale ostacolano il ciclo vitale del virus o rinforzano il sistema immunitario del paziente per combattere l’infezione.

Uso di farmaci antibiotici o antivirali.

La prescrizione di antibiotici o antivirali dipende dalla natura dell’infezione. È fondamentale una corretta diagnosi per determinare se l’infezione sia causata da un batterio o un virus, dato che la prescrizione impropria può portare a resistenza ai farmaci e ad altri problemi di salute. In linea generale, gli antibiotici sono prescritti per infezioni come la faringite streptococcica, l’otite media, le infezioni del tratto urinario e la bronchite batterica. Gli antivirali, invece, sono prescritti per malattie come l’influenza, l’Hiv, l’herpes, l’epatite e Covid-19.

Gestione responsabile degli antibiotici e degli antivirali.

Data l’importanza di queste categorie di farmaci nel trattamento delle malattie, è cruciale la loro gestione responsabile. L’uso improprio può portare alla resistenza ai farmaci, un problema globale di salute pubblica. È, quindi, essenziale che i pazienti seguano scrupolosamente le istruzioni del medico e non interrompano il trattamento senza il suo consenso. La ricerca continua nello sviluppo di nuovi antibiotici e antivirali più efficaci e sicuri, così come nelle strategie per limitare la resistenza ai farmaci. È utile ricordare che se persistono sintomi o problematiche, è fondamentale consultare il proprio medico curante. Le informazioni contenute in questo articolo non dovrebbero mai ostacolare o ritardare la ricerca di consulenza medica qualificata.

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Interazione tra farmaci: un problema frequente spesso sottovalutato

L’interazione tra farmaci è un fenomeno comune, spesso sottovalutato, che può alterare in maniera significativa l’efficacia terapeutica dei farmaci e provocare effetti indesiderati. Le interazioni tra farmaci si verificano quando due o più farmaci agiscono l’uno sull’altro, modificando l’effetto desiderato o aumentando il rischio di reazioni avverse. Ciò può avvenire a livello farmacocinetico, ovvero come il corpo metabolizza il farmaco, o a livello farmacodinamico, ossia come il farmaco agisce sul corpo. Il medico curante o il farmacista di fiducia possono fornire ulteriori dettagli su questi aspetti.

Tipologie di interazioni tra farmaci e possibili conseguenze.

Si identificano principalmente due tipi di interazioni tra farmaci: le interazioni sinergistiche e antagonistiche. Le interazioni sinergistiche si verificano quando due o più farmaci agiscono insieme per potenziare il loro effetto. Al contrario, nelle interazioni antagonistiche, un farmaco riduce o annulla l’effetto dell’altro. Entrambe le interazioni possono avere conseguenze indesiderate, come l’inefficacia terapeutica o la comparsa di effetti collaterali, rischiando di compromettere la salute del paziente.

Prevenzione e gestione delle interazioni tra farmaci.

È fondamentale riconoscere e gestire adeguatamente le interazioni tra farmaci. Uno strumento utile in questo contesto è la consultazione con il farmacista, che può offrire consigli utili e suggerimenti pratici. Tuttavia, in caso di persistenza di problemi di salute, è necessario rivolgersi al proprio medico curante, che può modificare il regime terapeutico o la dose dei farmaci. È sempre consigliato informare i professionisti della salute di tutti i farmaci in uso, inclusi quelli senza prescrizione e gli integratori alimentari. È importante ricordare che la consulenza del farmacista è un prezioso strumento per prevenire o gestire le interazioni tra farmaci, ma non deve mai sostituire la consultazione con il medico curante, specie in presenza di sintomi persistenti o gravi.