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Giornata mondiale della salute orale: l’importanza della corretta routine quotidiana

Problemi come la carie nei più piccoli, la parodontite negli adulti e la perdita di denti negli anziani possono influenzare la nostra salute orale in diverse fasi della vita. Se non trattate adeguatamente, queste problematiche possono causare complicazioni anche in altre parti e funzioni del corpo. La campagna “Be Proud of Your Mouth”, promossa dalla FDI – World Dental Federation in occasione del World Oral Health Day il 20 marzo, intende sensibilizzare le persone sull’importanza di preservare la salute della bocca in ogni fase della vita.

Nel 2003, l’OMS affermava che la salute orale è un fattore cruciale nel mantenimento del benessere generale, riconoscendo per la prima volta l’influenza che il sistema masticatorio può avere sul resto del corpo. Nonostante ciò, la salute orale è ancora uno degli aspetti della cura personale che gli italiani tendono a trascurare. Una recente ricerca di Key-Stone ha rilevato che solo il 45% degli italiani ha visitato un dentista nell’ultimo anno, una percentuale inferiore alla media europea del 55%, con valori inferiori al 30% nel Sud Italia.

La fase pediatrica è un momento delicato in cui è importante stabilire abitudini corrette per garantire una duratura salute orale. È fondamentale familiarizzare con il dentista e iniziare a effettuare visite di controllo, pulizia di placca e tartaro e ricevere consigli su come migliorare l’igiene orale. La carie è uno dei disturbi più diffusi, soprattutto tra i bambini, ed è importante non trascurare la cura dei denti decidui. Correggere le malocclusioni durante l’adolescenza è essenziale per garantire una corretta masticazione e una corretta conformazione delle mascelle in via di sviluppo.

Nell’età adulta, la carie rimane una delle principali ragioni per rivolgersi al dentista. In questa fase, può essere necessario ricorrere a trattamenti più invasivi come la devitalizzazione e l’estrazione del dente, che deve poi essere sostituito con impianti e protesi. Gli adulti devono affrontare anche problemi come parodontite e malocclusioni, che se non trattati, possono causare patologie non direttamente associate alla salute orale.

Nella terza età, le cure odontoiatriche sono spesso trascurate a causa di altre patologie più gravi. Tuttavia, una bocca sana può contribuire a contrastare la malnutrizione e il declino cognitivo, molto comuni tra gli anziani. Avere tutti i denti è importante per garantire una corretta masticazione, digestione e nutrizione. Inoltre, alcuni studi suggeriscono che la cattiva salute parodontale e la perdita dei denti possano aumentare il rischio di declino cognitivo e demenza

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Studio: «La natura fa bene alla salute, riduce l’uso di farmaci»

Uno studio finlandese, condotto da Anu Turunen dell’Istituto finlandese di Salute e Welfare a Kuopio, ha dimostrato che vivere la natura apporta, fra gli innumerevoli benefici, anche quello di diminuire l’uso di una serie di farmaci. Non basta però guardare da lontano o costeggiare ambienti naturali. Occorre proprio entrarci dentro e farne esperienza: ad esempio, passeggiando in un parco, lungo un lago o uno spazio alberato.

Vivere la natura e la malattia.

I ricercatori finlandesi hanno testato 16.000 persone di almeno 25 anni di età, residenti a Helsinki, Espoo e Vantaa. Hanno raccolto informazioni su come vivono gli spazi verdi e gli spazi blu (laghi, mari, fiumi) ad una distanza massima di 1 Km da casa. Inoltre, ai volontari è stato chiesto di indicare se facessero uso di farmaci per combattere ansia, depressione, insonnia, ma anche di psicofarmaci o di medicinali per l’asma e l’ipertensione. Altre domande riguardavano l’esercizio fisico, l’abitudine a farlo e, nel caso, se il contesto dell’attività svolta fosse un luogo chiuso o aperto (un parco pubblico, per esempio). Infine, avrebbero dovuto affermare o meno se dalle finestre di casa riuscivano a vedere spazi verdi oppure blu. Qualora li vedessero, dovevano specificare se si soffermavano a guardarli, più o meno spesso, nell’arco della giornata.

Risultati della ricerca finlandese.

Lo studio ha dimostrato che solo l’esperienza diretta della natura, ovvero la frequentazione di spazi verdi/blu, aveva avuto effetti positivi sui partecipanti, riducendo la prescrizione di farmaci per le patologie segnalate. I ricercatori finlandesi hanno rilevato che se lo spazio naturale viene frequentato dalle 3 alle 4 volte a settimana la probabilità di usare psicofarmaci diminuisce del 33%, quella di usare farmaci per la pressione alta del 36% e quella di fare uso di farmaci per l’asma del 26%. “Si ritiene che l’attività fisica sia il fattore di mediazione chiave nei benefici per la salute quando si considera l’uso attivo degli spazi verdi”, ha dichiarato il coautore dello studio Anu Turunen.

La ricerca sul tema natura e salute.

Studi precedenti hanno scoperto che le persone che vivono nei pressi di spazi verdi ottengono importanti vantaggi per la salute. Una ricerca del 2016 ha confrontato la quantità di piante e vegetazione vicino alle case di quasi 100 mila donne. Dopo otto anni, i ricercatori hanno evidenziato che accedere ad ambienti naturali ha ridotto il tasso di mortalità delle donne del 12% e migliorato la loro salute mentale. Un altro studio del 2019 sugli spazi verdi disponibili in tutto il pianeta ha rilevato che le persone che ci vivono nelle vicinanze hanno minori probabilità di morire prematuramente. Ancora, un altro studio giapponese del 2019 ha evidenziato che prendersi cura delle piante sul posto di lavoro ha ridotto lo stress dei lavoratori coinvolti nell’esperimento. A fronte di simili evidenze scientifiche, alcuni specialisti stanno cominciando a prescrivere esperienze in mezzo alla natura come parte della cura per la salute mentale.

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Opposizione spese sanitarie nel 730 precompilato: come fare e quali sono le opzioni

Il 730 precompilato è uno strumento utile per semplificare la dichiarazione dei redditi dei contribuenti. Tuttavia, non tutti vogliono che i loro dati relativi alle spese sanitarie siano inseriti nella dichiarazione precompilata e resi disponibili all’Agenzia delle Entrate. Tale possibilità è esercitabile dal cittadino al momento stesso dell’acquisto di uno specifico prodotto in farmacia o di una prestazione sanitaria. Ciò nonostante, l’Agenzia delle Entrate consente di fare opposizione anche in un secondo momento. Ci sono due modalità per effettuare l’opposizione alle spese sanitarie e ai relativi rimborsi del 2022. La prima modalità è quella di accedere all’area autenticata del sito web dedicato del Sistema Tessera Sanitaria, tramite tessera sanitaria TS-CNS oppure tramite SPID, dal 3 marzo 2023 al 30 marzo 2023. In questo modo, è possibile consultare l’elenco delle spese sanitarie e selezionare le voci per le quali si vuole esprimere l’opposizione all’invio dei relativi dati all’Agenzia delle Entrate.

Comunicazione all’Agenzia delle Entrate.

La seconda modalità – non più disponibile alla data di pubblicazione di questo articolo – consisteva nel comunicare direttamente all’Agenzia delle Entrate le tipologie di spesa da escludere, i dati anagrafici, il codice fiscale, il numero della tessera sanitaria e la relativa data di scadenza, nella finestra temporale che andava dal primo ottobre 2022 al 22 febbraio 2023. Per questa modalità è stato possibile utilizzare l’apposito modello in formato pdf, anche in versione editabile. La comunicazione può essere effettuata inviando una e-mail alla casella email opposizioneutilizzospesesanitarie@agenziaentrate.it o telefonando a un centro di assistenza multicanale (numero verde 800909696, 0696668907 da cellulare, +39 0696668933 dall’estero). In entrambi i casi, è necessario allegare la copia del documento di identità.

Tutela della privacy e controllo dei dati personali.

È importante notare che è possibile inserire le spese per le quali è stata esercitata l’opposizione nella successiva fase di modifica o integrazione della dichiarazione precompilata, a patto che siano presenti i requisiti per la detraibilità delle spese sanitarie previsti dalla legge. Se non si desidera rendere disponibili all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle spese sanitarie e ai relativi rimborsi, è possibile fare opposizione utilizzando una delle due modalità sopra descritte. In questo modo, i contribuenti possono tutelare la propria privacy e mantenere il controllo sui propri dati personali.

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Il mal di testa è donna?

Il mal di testa è un disturbo colpisce maggiormente il sesso femminile, soprattutto dopo la pubertà, a causa delle variazioni ormonali che le donne subiscono durante il ciclo mestruale, la gravidanza e la menopausa. Secondo il Professore Piero Barbanti, docente di Neurologia presso l’Università IRCCS San Raffaele di Roma, le cefalee primarie, come l’emicrania, sono una iperfunzione del cervello che si manifesta maggiormente nelle donne a causa della loro velocità cerebrale superiore rispetto agli uomini. Tuttavia, ci sono molti fattori scatenanti del mal di testa, tra cui lo stress, l’alcool, la carenza di sonno, il digiuno e le variazioni ormonali.

Le forme più frequenti di cefalea.

Esistono più di 230 forme di mal di testa e nell’80% dei casi si tratta di forme primarie senza una causa dimostrabile. Le forme più comuni sono la cefalea di tipo tensivo, l’emicrania e la cefalea a grappolo. La cefalea a grappolo colpisce un soggetto ogni mille, è tipicamente maschile ed è la forma meno frequente e la più severa e disabilitante. Invece, le cefalee secondarie sono espressione di una anomalia dimostrabile, come un’infezione.

Diffusione del mal di testa.

Il mal di testa è un disturbo molto diffuso. Infatti, sono ben 15 milioni gli italiani che hanno avuto una cefalea almeno una volta nella vita e 5 milioni sono le persone che soffrono di mal di testa ricorrente, con almeno un episodio a settimana. Il mal di testa può avere una durata differente a seconda della tipologia: la cefalea tensiva dura tra i 30 minuti e i 7 giorni, l’emicrania da 4 ore a 72 ore, mentre la cefalea a grappolo dai 10-15 minuti fino a 180 minuti.

Può un mal di testa essere curato?.

I mal di testa sono curabili e le regole da tenere a mente sono semplici ma efficaci. In primis, il rispetto del cervello e l’osservanza dei relativi bioritmi può essere fondamentale, ad esempio: dormire almeno 7 ore a notte, mangiare 3 volte al giorno, bere almeno 1,5 litri di acqua, non superare i 3 caffè al giorno e limitare gli alcolici. Anche uno stile di vita attivo può prevenire la comparsa del mal di testa. Per il Professor Barbanti è infatti importante fare sport almeno tre volte a settimana e cercare di gestire lo stress con delle pause idonee.

I primi sintomi del mal di testa.

L’attacco di mal di testa va sempre bloccato, possibilmente ai primi sintomi, per evitare la sofferenza derivante dal dolore e per impedire che l’attacco possa evolvere. I farmaci di automedicazione, contraddistinti dal bollino rosso che sorride sulla confezione, possono rappresentare un alleato fondamentale per alleviare i sintomi. Inoltre, i farmaci analgesici da banco possono essere impiegati al di sotto dei 18 anni e al di sopra dei 65 anni, mentre il paracetamolo è l’unico presidio per la terapia dell’attacco acuto nella donna in gravidanza. Tuttavia, il paziente affetto da forme severe deve esigere che il medico o il terapeuta scriva la diagnosi e certifichi nel dettaglio la cura, aderendo alle linee guida nazionali.

I principali miti da sfatare.

Ci sono alcuni miti da sfatare riguardo al mal di testa. Ad esempio, il mal di testa da cervicale e quello da sinusite non esistono, e la dimostrazione indiretta è che le cefalee colpiscono prevalentemente i giovani che hanno una cervicale in buone condizioni, mentre le cefalee sono meno diffuse tra gli anziani che hanno una colonna più compromessa. Invece, l’emicrania mestruale, un tempo chiamata anche catameniale, è un caso a sé stante perché proprio gli ormoni giocano un ruolo chiave nello scatenare il disturbo.

Diagnosi corretta e terapia mirata.

Il mal di testa è donna ma può colpire chiunque, uomini e donne, di tutte le età. È importante seguire alcune regole di prevenzione come uno stile di vita sano, il controllo dello stress e l’automedicazione responsabile, ma anche consultare uno specialista per valutare di associare una cura preventiva se i giorni di cefalea sono più di 4-5 al mese. La diagnosi corretta e la terapia mirata sono fondamentali per bloccare l’attacco di mal di testa ai primi sintomi e per evitare che l’attacco possa evolvere, quando il soggetto è affetto da forme severe come l’emicrania o la cefalea a grappolo, con la comparsa di nausea, vomito e intolleranza per luci e rumori.

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Sognare a occhi aperti: quando si esagera diventa un disturbo

Quante volte ci è stato detto “Smettila di sognare a occhi aperti e torna con i piedi per terra!”? Eppure sognare a occhi aperti, come si suol dire, può essere davvero molto utile. Non solo allevia gradevolmente la noia ma la ricerca ha dimostrato che la nostra capacità di allontanarci con la mente dal presente può stimolare la creatività, agevolare la risoluzione di problemi, aumentare la nostra abilità di organizzarci e neutralizzare quel senso negativo di solitudine.

Sogni a occhi aperti: positivi vs disadattivi.

Sognare a occhi aperti fa parte della nostra esperienza quotidiana anche quando non ci facciamo caso. Se considerati come pensieri slegati da ciò che si sta facendo in un dato momento, occupano una buona parte della nostra vita da svegli. Tuttavia si stima che il 2,5% degli adulti sogni troppo a occhi aperti, sperimentando quello che viene definito come disturbo dei “sogni a occhi aperti disadattivi”. I sognatori a occhi aperti disadattivi sognano compulsivamente a occhi aperti, al punto che i loro sogni interferiscono con il normale svolgersi delle attività quotidiane.

Che cos’è un sogno a occhi aperti disadattivo? I sogni a occhi aperti più comuni durano pochi secondi mentre quelli disadattivi possono prolungarsi anche per delle ore. Secondo uno studio, i sognatori a occhi aperti disadattivi trascorrono in media almeno la metà delle loro ore di veglia immersi in queste visioni oniriche costruite appositamente per essere sognate. Sono mondi paralleli spesso fantastici, dalle trame complesse e intricate, capaci di evolversi nel corso del tempo se non addirittura di anni. Si tratta di immaginari gratificanti per chi li sogna, al punto da creare una sorta di dipendenza nei loro confronti. Il sognatore a occhi aperti disadattivo ha bisogno di sognarli tanto che quando viene interrotto o non gli è possibile farlo prova profondo fastidio e nervosismo.

Disadattivo: un sogno che non si può fermare.

La maggior parte dei sognatori a occhi aperti disadattivi trova perfino difficile fermare o ridurre la quantità di tempo da dedicare ai propri sogni. Un sogno a occhi aperti diventa disadattivo quando se ne perde il controllo, quando occupa gran parte del proprio tempo nell’arco di una giornata, avendo la precedenza su tutto ciò che concerne la vita reale. La capacità di creare mondi paralleli da sognare potrebbe avere origine in età infantile e costituire, allora come oggi in età adulta, un rifugio dalle angosce della vita reale, un mondo interiore sicuro e confortevole in cui rifugiarsi.

Perché i sogni a occhi aperti diventano disadattivi.

Sognare a occhi aperti da adulti in questa modalità compulsiva può rivelarsi come una sorta di strategia mentale per distrarsi da fatti spiacevoli, per evitare di affrontare traumi ed eventi difficili della vita, così come un modo per compensare l’isolamento sociale. Eppure, sognare a occhi aperti rischia di diventare un una dipendenza che alimenta gli stessi problemi che intendeva alleviare. Forse non sorprende che i sogni a occhi aperti disadattivi tendano a manifestarsi insieme ad altri disturbi, fra i quali il disturbo da deficit di attenzione, iperattività, ansia, depressione e disturbo ossessivo-compulsivo.

Sogni a occhi aperti disadattivi: conseguenze.

Nel momento in cui i sogni a occhi aperti disadattivi diventano la priorità di chi li sogna, a scapito di bisogni fisici e sociali, ne conseguono inevitabilmente problemi sul lavoro, a scuola, nelle relazioni interpersonali. Molti sognatori a occhi aperti disadattivi affermano di provare disagio psicologico, insonnia e sentimenti di vergogna e, pertanto, non dicono a nessuno di sognare a occhi aperti. Finora gli interventi curativi adottati tendono combinare trattamento psicologico, cognitivo comportamentale e mindfulness ma la scienza ha ancora molta strada da fare per elaborare maggiori, e più mirate, opzioni terapeutiche.