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Un anno all’insegna del benessere: le raccomandazioni per la salute fisica e mentale

Il 2026 è anche un’opportunità per adottare comportamenti più salutari, a vantaggio del proprio benessere e di quello collettivo. Gli esperti dell’Istituto superiore di sanità (Iss) hanno formulato una serie di raccomandazioni per supportare le persone nel percorso. Si tratta di indicazioni per la cura dell’alimentazione, passando per la gestione dello stress, con attenzione per l’ambiente domestico, e alla partecipazione attiva alla prevenzione.

Consapevolezza a tavola e gestione dei farmaci

Un primo ambito di intervento riguarda l’alimentazione. Consumare i pasti con maggiore lentezza e attenzione favorisce una digestione efficiente e aiuta a riconoscere i segnali di sazietà, contribuendo a un rapporto più equilibrato con il cibo. L’approccio, che valorizza anche l’aspetto sociale del pasto condiviso, non richiede regimi dietetici rigidi ma una rinnovata consapevolezza. È fondamentale prestare attenzione ai medicinali presenti in casa. Verificare periodicamente la data di scadenza indicata sulla confezione è una pratica necessaria, poiché oltre quel termine non è più garantita l’efficacia terapeutica del prodotto. Il rispetto delle condizioni di conservazione indicate dal produttore è altrettanto importante per mantenere inalterate le proprietà del farmaco.

Valore delle relazioni e donazione solidale

La qualità della vita è influenzata positivamente dalle relazioni, comprese quelle con gli animali da compagnia. L’interazione con i pet – animali da compagnia – può apportare benefici a livello emotivo, aiutando a ridurre le sensazioni di stress e solitudine. Un altro gesto dal forte valore sociale e personale è la donazione di sangue e plasma. La pratica sicura è un aiuto concreto per molti pazienti e consente al donatore di sottoporsi a periodici controlli sul proprio stato di salute. È un atto di responsabilità verso se stessi e verso la comunità.

Disconnessione e prevenzione attiva

Nella routine quotidiana, è utile moderare il tempo trascorso davanti agli schermi di dispositivi elettronici. Ridurre anche di un’ora al giorno l’utilizzo di smartphone e tablet può favorire una maggiore concentrazione, migliorare la qualità del sonno e restituire spazio mentale per altre attività. Accanto a ciò, un pilastro fondamentale del benessere è la prevenzione. Aderire agli inviti agli screening proposti dal Servizio sanitario nazionale permette una diagnosi precoce di eventuali patologie. Completano il quadro uno stile di vita attivo, con la regolare attività fisica anche moderata, e la cura dell’ambiente domestico, a partire da una corretta aerazione degli ambienti – a casa e lavoro – per garantire una buona qualità dell’aria interna.

Attenzione alle fonti di Informazione

In un contesto caratterizzato da un flusso costante di notizie, è importante selezionare con cura le fonti di informazione in ambito sanitario. Fare riferimento a siti istituzionali e autorevoli, come quelli delle agenzie di salute pubblica, è il metodo più sicuro per ottenere dati verificati e contrastare la diffusione di notizie inesatte che possono generare confusione e comportamenti potenzialmente rischiosi. È utile ricordare che i consigli forniti hanno carattere divulgativo e non intendono sostituire il parere del medico curante o dello specialista di riferimento. In caso di sintomi persistenti o dubbi sulla propria salute, è necessario consultare sempre un professionista sanitario.

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Intestino e umore: il legame è più forte di quanto si creda

La comunità di batteri, virus e funghi che compone il microbiota intestinale ha un ruolo attivo nella modulazione dell’asse intestino-cervello. Il microbiota in equilibrio, detto eubiosi, aiuta a mantenere l’integrità della barriera intestinale e supporta una corretta comunicazione con il cervello. Al contrario, condizioni di disbiosi, ovvero uno squilibrio nella composizione della flora batterica, possono compromettere la comunicazione. La disbiosi è associata a un aumento della permeabilità intestinale e a stati di infiammazione di basso grado. Le condizioni possono interferire con la produzione di neurotrasmettitori e inviare segnali di stress al sistema nervoso centrale, influenzando negativamente l’umore e le capacità cognitive. Alimentazione, stress cronico, uso di alcuni farmaci, e la mancanza di sonno possono alterare l’equilibrio del microbiota.

Come supportare l’ecosistema intestinale

Mantenere in salute l’intestino è una strategia concreta per supportare anche il benessere mentale. L’alimentazione è il fattore principale su cui agire. Il consumo regolare di fibre, presenti in verdure, frutta, cereali integrali e legumi, fornisce il nutrimento necessario ai batteri benefici. Alimenti fermentati, come yogurt, kefir e crauti, possono apportare microrganismi vivi e attivi. È utile limitare il consumo di alimenti ultra-processati, ricchi di zuccheri raffinati e grassi saturi, che possono favorire la disbiosi. Un adeguato apporto di acqua supporta le funzioni digestive e l’equilibrio della mucosa intestinale. La gestione dello stress attraverso tecniche di rilassamento e una regolare attività fisica moderata completa il quadro, poiché lo stress psicologico ha un impatto diretto sulla motilità e sull’ambiente intestinale. In alcuni casi, su consiglio del farmacista o del medico, può essere valutato l’uso di integratori specifici a base di probiotici o prebiotici per ripristinare l’equilibrio della flora batterica.

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Allergie e intolleranze alimentari: come distinguerle

Le reazioni avverse agli alimenti sono un fenomeno comune, ma spesso generano confusione. La distinzione principale risiede nei meccanismi biologici coinvolti. Le allergie alimentari sono reazioni del sistema immunitario, che identifica erroneamente una specifica proteina di un alimento come una minaccia. La risposta immunitaria, spesso immediata, può innescare una cascata di sintomi che coinvolgono diversi organi. Le intolleranze alimentari non coinvolgono il sistema immunitario in modo diretto. È piuttosto la difficoltà dell’organismo nel digerire o nel metabolizzare determinate sostanze presenti nei cibi, come il lattosio o alcuni additivi. I sintomi delle intolleranze sono generalmente limitati all’apparato digerente e la loro comparsa può essere ritardata rispetto all’ingestione.

Sintomi e gravità: un confronto necessario

La diversa natura delle condizioni si riflette nella tipologia e nella severità dei sintomi manifestati. Le reazioni allergiche possono variare da manifestazioni cutanee, come orticaria o eczema, a disturbi gastrointestinali, fino a sintomi respiratori quali rinite o asma. In casi estremi, può verificarsi una reazione sistemica grave, nota come shock anafilattico, emergenza medica che richiede un intervento immediato. Le intolleranze, invece, tipicamente provocano disturbi come gonfiore addominale, crampi, diarrea o flatulenza. I sintomi, sebbene fastidiosi e potenzialmente debilitanti per la qualità della vita, non evolvono verso quadri di pericolo immediato per la vita. La persistenza dei disturbi e la loro correlazione con l’assunzione di certi alimenti sono elementi da segnalare al proprio medico o farmacista.

La diagnosi e la gestione pratica

Data la differenza sostanziale tra le due condizioni, l’approccio diagnostico e gestionale deve essere mirato. Per le allergie, la diagnosi si avvale di test specifici, come i prick test cutanei o il dosaggio delle immunoglobuline E nel sangue, prescritti e interpretati da uno specialista. La gestione si basa principalmente sull’evitamento rigoroso dell’alimento responsabile e, in caso di allergie gravi, sulla disponibilità di farmaci di emergenza come l’adrenalina autoiniettabile. Per le intolleranze, la diagnosi può essere più complessa e spesso passa attraverso diari alimentari e diete di eliminazione sotto controllo medico. La gestione può avere la riduzione dell’assunzione della sostanza problematica, l’uso di enzimi digestivi (come nel caso del lattosio) o modifiche dietetiche permanenti. In entrambi i casi, è sconsigliato procedere con diete fai-da-te o test non validati scientificamente, per evitare carenze nutrizionali o ritardi nella diagnosi corretta.

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Antibiotico-resistenza in Italia: dati 2024 mostrano luci e ombre

L’Istituto superiore di sanità (Iss) ha reso noti già da tempo i dati aggiornati sull’antibiotico-resistenza relativi all’anno 2024. Il quadro generale che emerge rimane articolato, con situazioni che evolvono in direzioni differenti. Le percentuali di resistenza per i principali batteri monitorati si mantengono su livelli elevati, sebbene per alcune specifiche combinazioni di patogeni e farmaci si osservino segnali incoraggianti di riduzione. Un elemento di allarme è il continuo incremento della resistenza alla vancomicina da parte dell’Enterococcus faecium. Le infezioni del sangue causate da enterobatteri resistenti ai carbapenemi mostrano una leggera diminuzione rispetto all’anno precedente, pur restando numerose. Un ulteriore dato presentato riguarda l’utilizzo di soluzioni idroalcoliche per l’igiene delle mani negli ospedali, il cui consumo prosegue un trend al ribasso, posizionandosi su valori inferiori agli standard internazionali raccomandati.

Analisi dei batteri monitorati

Per quanto concerne i batteri Gram-positivi, la percentuale di Staphylococcus aureus resistente alla meticillina ha subito un’ulteriore contrazione. Al contrario, la resistenza alla vancomicina in Enterococcus faecium è in aumento. In Streptococcus pneumoniae la resistenza alla penicillina si mantiene stabile. Tra i batteri Gram-negativi, Escherichia coli mostra un leggero incremento della resistenza ad alcune classi di antibiotici. Un dato positivo proviene da Klebsiella pneumoniae, per la quale si registra una diminuzione della resistenza ai carbapenemi. Anche per Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter spp. la resistenza alla classe di farmaci è in calo, sebbene quest’ultimo batterio mantenga percentuali molto alte. Il fenomeno della multi-resistenza continua ad essere una criticità, particolarmente nei reparti di terapia intensiva.

Il consumo di igienizzanti per le mani

Il rapporto sull’utilizzo delle soluzioni idroalcoliche evidenzia come il consumo mediano nazionale nelle strutture ospedaliere abbia continuato a ridursi nel corso del 2024. Il valore rilevato per l’intera struttura si attesta su una quantità inferiore rispetto alla soglia indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il consumo risulta più elevato nelle Terapie Intensive, sebbene anche nei reparti si osservi una riduzione progressiva negli ultimi anni. I dati, raccolti da centinaia di strutture, mostrano una variabilità tra le diverse regioni. La tendenza alla diminuzione nell’impiego dei prodotti costituisce un aspetto critico, data l’importanza fondamentale dell’igiene delle mani nel prevenire le infezioni e nel contrastare la diffusione di batteri resistenti.

Le informazioni fornite dai farmacisti non sostituiscono il rapporto con il medico curante. In caso di problematiche persistenti o per prescrizioni farmacologiche, è necessario rivolgersi sempre al proprio medico di base o allo specialista di riferimento.

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Dolori muscolari persistenti: quando è bene approfondire

I dolori muscolari sono un disturbo comune, spesso conseguente a sforzo fisico intenso, a posture scorrette mantenute a lungo o a semplici contratture. In molte circostanze, il dolore tende a risolversi in modo spontaneo dopo il riposo o con medicinali da automedicazione. Esistono però situazioni in cui la sensazione dolorosa va oltre i tempi fisiologici di recupero, o si presenta senza una ragione apparente. In tali frangenti, la problematica si trasforma da un semplice fastidio a un segnale da non trascurare. Un’indagine più approfondita è quindi il passo opportuno per comprenderne le origini e definire l’approccio risolutivo.

Dalle cause comuni a condizioni più complesse

La persistenza di dolore a carico dell’apparato muscolare può essere legata a una molteplicità di fattori. Oltre al classico strappo muscolare non adeguatamente curato, il sintomo può essere correlato a stati di carenza nutrizionale, ad esempio di minerali come il potassio e il magnesio. L’assunzione prolungata di alcuni farmaci può generare, in alcuni casi, dolori muscolari tra gli effetti riportati. Una condizione di stress psicofisico protratto nel tempo può generare tensioni croniche a livello della muscolatura, in particolare del collo e delle spalle. È importante considerare che, in una percentuale minore di casi, il dolore muscolare che non recede può costituire un sintomo di patologie di natura reumatologica o neurologica, che richiedono una diagnosi specifica da parte di un medico specialista.

Corretta valutazione del sintomo

Di fronte al dolore muscolare che si protrae per diverse settimane senza miglioramenti, l’approccio corretto prevede la valutazione medica. Il percorso diagnostico inizia con il colloquio approfondito con il proprio medico di medicina generale che raccoglie informazioni sulla storia clinica della persona e sulla natura del dolore. Successivamente, se necessario, si può procedere con analisi del sangue, per escludere cause sistemiche. In base alle caratteristiche del dolore, il medico curante potrebbe ritenere opportuno indirizzare il paziente verso una visita specialistica, ad esempio in ambito ortopedico o reumatologico, per la diagnosi più precisa. È fondamentale evitare il fai-da-te terapeutico prolungato, in quanto potrebbe mascherare la causa reale del problema e ritardare l’inizio di un trattamento appropriato.

Il presente articolo fornisce informazioni di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere del proprio medico curante o dello specialista di riferimento. In caso di sintomi persistenti, è sempre necessario consultare le proprie figure mediche di fiducia.