Categorie
Notizie

Osmed 2024, il report sui consumi e sulla spesa per i farmaci in Italia

L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha reso pubblico il consueto Rapporto Osmed, con la panoramica dettagliata sull’utilizzo dei medicinali in Italia ne 2024. Il documento analizza l’intero panorama farmaceutico, con le informazioni relative sia all’assistenza pubblica, territoriale e ospedaliera, sia agli acquisti effettuati privatamente dai cittadini. I dati provengono da diverse fonti informative, tra cui i flussi sulla tracciabilità dei farmaci e quelli delle prescrizioni a carico del Servizio sanitario nazionale.

Quadro nazionale tra stabilità e tendenze attuali

I risultati principali indicano una sostanziale stabilità nel consumo di farmaci, con una media prossima a due dosi giornaliere per persona. La spesa complessiva ha registrato un incremento, principalmente dovuto all’aumento della quota pubblica. L’andamento è legato all’immissione in commercio e al rimborso da parte del Ssn di un numero crescente di terapie innovative e di medicinali ad alto costo, come le terapie avanzate e i farmaci per le malattie rare. La spesa privata dei cittadini è cresciuta per l’acquisto di medicinali senza obbligo di ricetta, con una preferenza ancora marcata per i prodotti di marca, specialmente nelle regioni meridionali. Il Rapporto conferma un’invariabilità tra le diverse regioni italiane, sia per quanto riguarda la spesa, sia in termini di appropriatezza delle prescrizioni e di aderenza alle terapie da parte dei pazienti.

Categorie
Notizie

Mal di testa: le cause meno evidenti per la migliore consapevolezza

Il mal di testa è un disturbo comune che può influenzare la qualità della vita. Gli episodi ricorrenti vengono attribuiti a cause evidenti come lo stress o la mancanza di sonno. Esistono, tuttavia, altri elementi che possono portare all’insorgenza del problema, essi passano frequentemente inosservati nella routine quotidiana. L’attenzione maggiore verso le proprie abitudini può rivelare connessioni inaspettate tra alcuni comportamenti e la comparsa del dolore.

Impatto dell’ambiente e dello stile di vita

Tra i fattori meno considerati vi sono le condizioni ambientali. La prolungata esposizione a luci intense, siano esse naturali o artificiali, o a schermi di dispositivi elettronici, può affaticare la vista e innescare tensioni a livello cranico. Rumori costanti o un ambiente particolarmente rumoroso possono costituire un elemento di disturbo. Le variazioni meteorologiche, in particolare i repentini cambi di pressione atmosferica, sono riconosciute come possibili cause scatenanti per individui predisposti. La postura assunta durante il giorno, specialmente se si lavora molte ore seduti, può generare contratture muscolari a collo e spalle che si irradiano successivamente verso la testa.

Importanza dei ritmi e dell’alimentazione

Il ritmo sonno-veglia irregolare, con dormite troppo lunghe nel fine settimana o riposi insufficienti durante la settimana, può destabilizzare l’organismo e favorire le cefalee. L’alimentazione merita una considerazione particolare: alcuni cibi e bevande, come formaggi stagionati, insaccati, cioccolato e alcolici, contengono sostanze che in certi casi possono provocare reazioni. Il consumo eccessivo di caffeina o, al contrario, una sua brusca interruzione, sono associati a possibili episodi dolorosi. Non bisogna sottovalutare l’idratazione: l’assunzione insufficiente di liquidi può portare a disidratazione, condizione spesso legata alla comparsa di mal di testa.

I consigli forniti hanno scopo puramente informativo e non intendono sostituire il parere del medico curante o dello specialista. In caso di sintomi persistenti, recidivanti o particolarmente intensi, è sempre necessario rivolgersi al proprio medico per una valutazione appropriata e un eventuale percorso diagnostico-terapeutico.

Categorie
Notizie

L’infiammazione silenziosa: quali segnali del corpo da riconoscere

Il concetto di infiammazione silenziosa, o infiammazione cronica di basso grado, si riferisce a uno stato di attivazione costante e moderata del sistema immunitario. A differenza delle infiammazioni acute, facilmente riconoscibili per rossore, calore e dolore intenso, la condizione opera in modo subdolo e prolungato nel tempo. Si tratta di una risposta difensiva dell’organismo che non si spegne completamente, ma continua a essere attiva a un livello basso, favorita da diversi fattori legati allo stile di vita, senza presentare sintomi eclatanti che portino alla richiesta di aiuto medico. La sua natura asintomatica o paucisintomatica la rende una condizione da non sottovalutare: nel lungo periodo può portare a disturbi più complessi.

Dai segnali corporei alla consapevolezza

I segnali dell’infiammazione silenziosa sono spesso sfumati e facilmente attribuibili alla stanchezza quotidiana o allo stress. Possono avere affaticamento persistente non giustificata da sforzi particolari, lievi dolori articolari o muscolari ricorrenti, o disturbi digestivi come gonfiore addominale. La modesta alterazione della regolarità intestinale o la difficoltà nel mantenere il peso corporeo possono essere indicativi. Piccoli disturbi che, se isolati e occasionali, sono comuni, ma la loro persistenza nel tempo costituisce un campanello d’allarme. Prestare attenzione alle manifestazioni aiuta ad acquisire maggiore consapevolezza del benessere generale, spingendo a valutare le proprie abitudini.

Stile di vita sano ed equilibrato

La gestione della condizione passa per la modifica dei fattori di rischio legati alla quotidianità. L’alimentazione squilibrata, ricca di cibi processati, zuccheri semplici e grassi di bassa qualità, può alimentare il processo infiammatorio. La vita sedentaria, il fumo di sigaretta, e sonno non ristoratore sono elementi che possono sostenere lo stato infiammatorio. Al contrario, la scelta di una dieta varia con un apporto adeguato di frutta, verdura e cereali integrali, unita a una regolare attività fisica anche moderata, aiuta a modulare le risposte dell’organismo. Anche la gestione dello stress attraverso tecniche di rilassamento o hobby piacevoli può avere un impatto positivo. Gli interventi sullo stile di vita costituiscono la base per supportare le naturali difese dell’organismo e promuovere uno stato di salute migliore.

Categorie
Notizie

Povertà sanitaria in Italia: a rischio il diritto alla salute

I dati presentati nel tredicesimo Rapporto Opsan hanno messo in luce una situazione complessa. La povertà assoluta nel Paese è in aumento, passando dal 6,2% delle famiglie nel 2014 all’8,4% nel 2024. Il deterioramento delle condizioni materiali si riflette direttamente sulla capacità di tutelare la propria salute. Le famiglie in condizione di povertà assoluta destinano alla spesa sanitaria mensile pro capite una cifra inferiore rispetto alle famiglie non povere, con una media di 10,66 euro contro 67,97 euro. In termini percentuali, la spesa per la salute è solo il 2,1% del totale dei consumi per le famiglie povere, a fronte del 4,4% delle altre. Il divario economico si traduce in un divario nell’accesso effettivo alle cure, mettendo a rischio il principio costituzionale del diritto alla salute.

Rinunce forzate e la composizione della spesa

La necessità di limitare le spese sanitarie per ragioni economiche comporta scelte obbligate che influiscono sulla qualità della cura. Le famiglie in difficoltà economica tendono a concentrare le risorse disponibili principalmente sull’acquisto di medicinali, che assorbono oltre il 56% della loro modesta spesa sanitaria. Si registra una netta riduzione nell’accesso ad altre prestazioni, in particolare quelle odontoiatriche e gli esami diagnostici di controllo e prevenzione. Il pattern di spesa, dettato dalla necessità, può comportare conseguenze negative sulla salute a lungo termine, favorendo la cronicizzazione di patologie non diagnosticate o non adeguatamente seguite. La rinuncia o la limitazione delle cure non è quindi una libera scelta, ma una strategia di adattamento a vincoli economici stringenti.

Ruolo del territorio e delle reti di supporto

Acquista rilievo la risposta fornita dalla rete assistenziale territoriale. Gli enti del Terzo Settore convenzionati con realtà come il Banco Farmaceutico sono un presidio in costante crescita numerica. Nel 2025, tali enti assistono oltre 500mila persone in condizione di povertà sanitaria, con un incremento rispetto all’anno precedente. Il dato segnala da un lato l’aumento del bisogno, dall’altro la capacità di risposta di una rete solidale radicata sul territorio. La sfida per il sistema sanitario nel suo complesso appare quella di integrare maggiormente le risorse in un modello di cura che superi una logica puramente prestazionale, orientandosi verso una presa in carico più relazionale e prossima ai bisogni delle persone, specialmente di quelle più fragili. Il successo di strumenti come le farmacie, le Case della Comunità dipenderà dalla capacità di diventare effettivi luoghi di integrazione tra professionisti, servizi pubblici e realtà del Terzo Settore.

Categorie
Notizie

Dormire bene dopo i 40: luci, schermi e abitudini serali

Il sonno è una funzione biologica essenziale per il recupero fisico e mentale, ma con l’avanzare dell’età, in particolare dopo i quarant’anni, la sua architettura può subire modificazioni fisiologiche. La produzione di melatonina tende a diminuire dando il riposo più fragile e suscettibile a interruzioni. Le abitudini quotidiane e l’esposizione a determinati stimoli ambientali nelle ore serali acquisiscono un’importanza ancora maggiore per la qualità del riposo.

L’influenza della luce artificiale e degli schermi sul sonno

Un elemento è la luce, in particolare quella di colore blu emessa dai dispositivi elettronici come smartphone, tablet, televisori e computer. La tipologia di luce è interpretata dal cervello come segnale diurno, inibendo la naturale secrezione di melatonina e ritardando l’insorgenza della sonnolenza. L’uso prolungato di dispositivi in tarda serata può quindi confondere il ritmo circadiano, rendendo difficile addormentarsi. Anche l’illuminazione generale dell’ambiente domestico gioca un ruolo. Ambienti luminosi nelle ore serali non favoriscono il rilassamento necessario per il passaggio alla fase di riposo. La creazione di un’atmosfera con luci più calde e soffuse può invece segnalare all’organismo l’approssimarsi del momento di dormire.

Importanza di una routine serale finalizzata al rilassamento.

Le attività svolte prima di coricarsi hanno una rilevanza diretta. Consumare pasti pesanti, assumere sostanze – caffeina o teina –, o dedicarsi a discussioni impegnative o a lavoro intellettuale intenso possono mantenere elevati i livelli di attivazione psicofisica. Però, la costanza di una routine pre-sonno, definita come igiene del sonno, può essere di grande aiuto. La routine può comprendere attività tranquille e ripetitive che favoriscano il distacco dalle preoccupazioni della giornata, come la lettura di un libro non troppo coinvolgente, l’ascolto di musica rilassante o semplici esercizi di respirazione. La regolarità negli orari di addormentamento e risveglio, compresi i fine settimana, porta a stabilizzare il ritmo circadiano, rendendo il sonno più prevedibile e ristoratore.