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Sigaretta elettronica, meno danni del fumo ma forse non aiuta a smettere

La scienza dubita che la sigaretta elettronica serva a smettere di fumare, ma gli ultimi studi confermano che è meno dannosa della sigaretta tradizionale.

Sin dalla loro prima comparsa nel 2003 in Cina, le sigarette elettroniche, o e-cigarette, sono state progettate per favorire un graduale allontanamento dalle sigarette tradizionali, accanto ad altri presidi quali i cerotti e le gomme da masticare alla nicotina. Da allora le sigarette elettroniche hanno conquistato i mercati di tutto il mondo, spingendo la comunità scientifica ad interrogarsi sia sugli effetti che le sostanze in essa contenute possono avere sulla salute e se questi siano paragonabili a quelli delle sigarette tradizionali, sia sulla reale utilità di questi dispositivi rispetto allo scopo originario. Sebbene, infatti, il “vaping” sia la strategia più utilizzati dai fumatori che desiderano smettere, le ricerche hanno sinora prodotto risultati controversi, mentre sulla minore tossicità delle sigarette elettroniche rispetto a quelle tradizionali, la maggior parte degli esperti concordano, anche sulla base dei più recenti studi indipendenti condotti in Gran Bretagna, che hanno dimostrato che il rischio di cancro derivante dalle è-cigarette è solo dell’1% rispetto al fumo.
E sempre dal Regno Unito provengono le maggiori ricerche sull’utilità della sigaretta elettronica come strumento per smettere di fumare, che tuttavia non sono ancora risolutive. E’ del 2016 la prima analisi sistematica di studi randomizzati sull’argomento, grazie al quale i ricercatori della Cochrane Collaboration hanno rilevato che l’uso di sigarette elettroniche a base di nicotina, rispetto a sigarette elettroniche senza nicotina, è efficace per smettere di fumare per un periodo di tempo compreso tra i 6 e i 12 mesi, ma il campione utilizzato era esiguo (662 persone) e la qualità metodologica bassa, oltre ad aver incluso anche e-cigarette di prima generazione ormai superate.  Un’altra revisione pubblicata nel 2017 sulla rivista Current Opinion in Pulmonary Medicine, invece, ha messo in evidenza come l’utilizzo delle sigarette elettroniche come strumento utile a smettere di fumare non porti risultati migliori di un placebo o delle terapie sostitutive della nicotina. mentre lo stesso anno altre istituzioni come il Royal College of General Practitioners e la British Medical Association, hanno pubblicato nuovi rapporti che indicano anche le e-sigarette come una scelta positiva per i fumatori che cercano di smettere. In Italia i dati disponibili sono relativi al 2013, e indicano che 3,5 milioni di persone di età superiore ai 15 anni hanno provato ad utilizzare una sigaretta elettronica almeno una volta, mentre 600.000 ne fanno uso abitualmente, e 1 fumatore pentito su 10 prova a smettere con questo sistema, un numero tre volte superiore rispetto a coloro che usavano altri presidi.
Per ciò che riguarda più propriamente gli effetti sulla salute dell’ uso delle sigarette elettroniche, il grado di tossicità dipende dall’eterogeneità dei modelli attualmente in commercio e dalla composizione dei liquidi. Le e-cigarette sono  dispositivi alimentati a batteria in grado di riscaldare fino alla vaporizzazione un liquido contenente nicotina in varie concentrazioni o altri aromi. Il liquido contiene solitamente anche glicole propilenico e glicerolo che possono causare irritazioni agli occhi e al tratto respiratorio, e altre sostanze tossiche quali composti carbonilici, composti organici volatili, nitrosammine cancerogene e metalli pesanti, la cui soglia di pericolosità resta ignota. Tuttavia, bisogna tener presente che nel vapore emesso dalla sigaretta elettronica la presenza di questi composti è risultata da 9 a 450 volte minore rispetto al fumo di sigaretta tradizionale.
Già uno studio del 2016 del Royal College of Physicians aveva stimato che i danni per la salute associati all’utilizzo delle e-cigarette potrebbero non superare il 5% di quelli causati dalle sigarette contenenti tabacco, ma nel 2017 sono arrivate ulteriori conferme con la pubblicazione del primo studio a lungo termine sullo svapo, finanziato dalla Cancer Research UK, che ha confrontato l’esposizione tossica tra le persone che avevano smesso di fumare e utilizzato i prodotti per una media di 16 mesi, rispetto a quelli che avevano continuato a fumare, rilevando forti riduzioni negli agenti cancerogeni e in altri composti tossici tra i vapers rispetto ai fumatori, ma solo per coloro che avevano smesso completamente di fumare. Infine, un’analisi scientifica ancora più recente, ha confrontato le sostanze tossiche cancerogene presenti nei vapori e nel fumo. La maggior parte dei dati disponibili sulle sigarette elettroniche in questo studio hanno suggerito che il rischio di cancro derivante dal vaping è di circa l’1% rispetto al fumo. Linda Bauld, presidente della Society for Research su Nicotine and Tobacco Europe, commentando sul The Guardian queste ultime evidenze scientifiche, ha spiegato che dato che l’inalazione e la masticazione di tabacco bruciato sono estremamente dannosi per la salute umana, rimuovendo il tabacco e la combustione si riduce il rischio,”Ciò non significa che le e-sigarette siano innocue. Ma ciò significa che possiamo essere ragionevolmente sicuri che passare dal fumo allo svapo  porterà benefici per la salute”.
Dunque se è chiaro che le sigarette elettroniche riducono in maniera sensibile il rischio di cancro rispetto alle sigarette tradizionali, è ancora incerto se queste siano davvero utili a smettere di fumare, né quali possono essere gli effetti collaterali a lungo termine del complesso di sostanze in esse contenute, che potranno essere valutati solo nel corso del tempo.

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