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Colesterolo cattivo, linee guida: «Più basso è, meglio per la salute»

Le Linee guida europee sul controllo dei lipidi sostengono che abbassare i livelli di colesterolo cattivo è meglio per la salute.

I livelli di lipoproteine ​​a bassa densità (Ldl), ovvero il colesterolo comunemente chiamato “cattivo”, devono essere abbassati il ​​più possibile per prevenire le malattie cardiovascolari, specialmente nei pazienti ad alto e altissimo rischio. È quanto indicato nelle Linee guida della European Society of Cardiology (Esc) e della European Atherosclerosis Society (EAS) per le dislipidemie, pubblicate sulla rivista scientifica European Heart Journal e sul sito web della stessa Esc, in occasione del congresso annuale della cardiologia svoltosi a Parigi dal 31 agosto al 4 settembre 2019, che ha riunito esperti da tutto il mondo.
Le malattie cardiovascolari sono responsabili di oltre quattro milioni di decessi in Europa ogni anno. Le arterie ostruite sono il principale tipo di malattia. Le linee guida forniscono consigli su come modificare i livelli lipidici nel sangue attraverso lo stile di vita e uso di farmaci per ridurre il rischio di malattie aterosclerotiche. Ad oggi, non esiste un limite inferiore di colesterolo Ldl noto per essere pericoloso. Per questo motivo, le linee guida mirano a garantire che i farmaci disponibili (statine, ezetimibe, inibitori del PCSK9) siano utilizzati nel modo più efficace possibile a livelli più bassi in quelli a rischio. A tal proposito, gli esperti raccomandano i pazienti raggiungano sia il livello target di colesterolo Ldl, sia una riduzione relativa minima del 50%.
Per favorire tale riduzione vengono usate principalmente le statine, le quali, seppur ben tollerate, in alcuni casi sviluppano una serie di effetti collaterali, tra cui aumento del rischio di diabete e miopatia. Tuttavia, le statine non sono raccomandate nelle donne in pre-menopausa che considerano una gravidanza o che non usano una contraccezione adeguata. Quanto all’uso di prodotti alternativi, gli esperti raccomandano «integratori di olio di pesce, in combinazione con una statina, per i pazienti con ipertrigliceridemia nonostante il trattamento con statine. In questi pazienti, gli integratori riducono di circa un quarto il rischio di eventi aterosclerotici, inclusi infarto e ictus». Inoltre, evidenziano gli esperti, «le persone dovrebbero essere incoraggiate ad adottare e sostenere uno stile di vita sano». Nello specifico, una dieta sana, l’eliminazione del fumo di sigaretta e l’esercizio fisico regolare.

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