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Lo stress dei social media può portare alla loro dipendenza

Lo stress derivante dall’utilizzo dei social media può favorire l’ulteriore dipendenza a causa del loro utilizzo.

I ricercatori dell’Università di Lancaster, dell’Università di Bamberga e dell’Università Friedrich-Alexander di Erlangen-Norimberga, hanno scoperto che gli utenti che cercavano distrazione all’interno della piattaforma di Facebook come meccanismo per far fronte allo stress causato dalla stessa piattaforma, piuttosto che spegnere e intraprendere un’altra attività, erano maggiormente influenzati dall’utilizzo di tale strumento. Come è noto, Facebook e Instagram possono causare diversi stress agli utenti, noti come “technostress” dai social media. Tuttavia, di fronte a tale stress, invece di spegnere tali dispositivi o usarli di meno, le persone si spostano da una piattaforma all’alta, peggiorando ulteriormente la fase di stress.
Lo studio in oggetto ha analizzato le abitudini di 444 utenti di Facebook, social network più diffuso, evidenziando che tali persone sarebbero passate da attività come chattare con gli amici, leggere feed di notizie e pubblicare aggiornamenti sul loro profilo, dal momento in cui avevano sviluppato stress per l’uso della piattaforma. Ciò portando ad una maggiore probabilità di dipendenza dalla tecnologia, poiché utilizzavano i vari elementi della piattaforma in un arco di tempo maggiore. Anche quando gli utenti sono stressati dall’uso dei social media, usano le stesse piattaforme per far fronte a tale stress, deviandosi attraverso altre attività sui social e, in definitiva, costruendo comportamenti compulsivi ed eccessivi. Di conseguenza, utilizzano ulteriormente i social network ambiente piuttosto che allontanarsi da esso, e si forma una dipendenza.
Sulla base di quanto evidenziato, gli esperti suggeriscono di imitare l’uso dei social quanto più possibile. Proprio come si sono adoperati diversi giovani in Trentino Alto Adige i quali – secondo quanto riportato dal giornale online “l’Adige” – con l’obiettivo di «costruire connessioni tra montagna e città in maniera moderna», ma anche «aiutare i giovani a disintossicarsi dalla digitalizzazione quotidiana per recuperare la concentrazione e l’interesse verso l’ambiente montano», hanno raggruppato 20 studenti e giovani lavoratori trentini (18-30 anni) e 30 studenti dell’Università degli studi Milano-Bicocca, i quali a fine agosto hanno preso parte ad un innovativo campo estivo a contatto con la natura.

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