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Antibiotico-resistenza, cosa è e come affrontare il fenomeno

Diversi ceppi batterici riescono a sopravvivere all’azione dell’antibiotico, determinando un fenomeno preoccupante chiamato antibiotico-resistenza.

Secondo un articolo pubblicato sul magazine scientifico della Fondazione Veronesi, «in Italia si registrano i più alti tassi di antibiotico-resistenza d’Europa». Questa situazione preoccupa la comunità scientifica e segna una battuta d’arresto nel progresso medico, ponendo diversi limiti alle opzioni terapeutiche dei pazienti. «L’antibiotico-resistenza – spiega il ministero della Salute – ha un importante impatto sulle persone, sugli animali e sull’ambiente. Nel caso in cui, infatti, un microrganismo acquisisca la capacità di resistere all’azione di un antibiotico, la malattia infettiva da esso causata può essere più difficile da curare. Il decorso risulta più lungo, aumenta il rischio di complicanze, fino ad arrivare a esiti che possono essere invalidanti o portare al decesso del paziente. L’antibiotico-resistenza, pertanto, ha importanti conseguenze sulla qualità della vita delle persone e anche un rilevante impatto economico per il singolo e per la collettività». Il fenomeno è diventato allarmante nel tempo, a causa di un aumento significativo dei batteri resistenti a un numero sempre maggiore di antibiotici in diverse parti del mondo, compresa l’Europa. Per questo, l’Oms ha ritenuto opportuno sollecitare un intervento congiunto delle nazioni europee per arginare questo problema.

L’antibiotico-resistenza causerà 2,4 milioni di morti nell’area Ocse.

Sul magazine della Fondazione Veronesi, Giuliano Rizzardini, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Asst Fatebenefratelli Ospedale Sacco di Milano, ha dichiarato che, secondo i dati attuali, «nel 2050 il numero di morti nel mondo causato da infezioni multiresistenti ai farmaci disponibili supererà addirittura il numero di decessi per cancro». Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’antibiotico-resistenza sarà responsabile di 2,4 milioni di decessi nell’area Ocse. L’Italia è uno dei paesi nei quali il fenomeno è maggiormente diffuso. Il contrasto di questa tendenza passa attraverso strategie messe in atto dal Sistema sanitario, ma anche dai comportamenti individuali. Sono stati definiti dagli esperti programmi dettagliati per tutti gli operatori e le strutture sanitarie con indicazioni volte a rallentare l’aumento dell’antibiotico-resistenza, limitando quanto più possibile la prescrizione non essenziale di antibiotici sia in ambito umano sia veterinario.

Fondamentale anche il contributo individuale.

Se le scelte e le azioni dei Sistemi sanitari nazionali sono cruciali nella lotta all’antibiotico-resistenza, il comportamento di ogni singolo individuo non è da meno. Spesso infatti i pazienti tendono a usare con facilità, e senza il parere del medico, antibiotici avanzati da precedenti terapie, facendone un uso che magari poteva essere evitato. Anche il mancato rispetto della prescrizione medica, dei dosaggi e dei tempi stabiliti per la terapia antibiotica è un comportamento sbagliato, in quanto potrebbe rendere la cura inefficace con conseguente necessità di ripeterla in futuro. Un’altra imprescindibile raccomandazione per un uso corretto degli antibiotici è il loro smaltimento attraverso le farmacie che raccolgono abitualmente i farmaci scaduti o avanzati. Uno smaltimento inappropriato provoca infatti una dispersione nell’ambiente delle sostanze presenti nel farmaco. Resta poi fondamentale, come segnala il ministero della Salute, seguire le buone norme per evitare l’insorgere e il propagarsi delle infezioni, come igienizzare spesso le mani, effettuare gli screening quando si avvertono sintomi e isolare i pazienti infetti fino alla guarigione.