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Sovrappeso e obesità, in che modo affrontare la problematica?

Quando le calorie introdotte con la dieta superano il fabbisogno energetico, si verifica un eccessivo accumulo di grasso corporeo. Oltre all’alimentazione scorretta, le cause di sovrappeso e obesità includono fattori genetici e associati allo stile di vita, come la sedentarietà e l’uso di alcuni farmaci. L’eccesso di adipe è uno dei principali problemi di salute pubblica e non è circoscritto alle popolazioni dei paesi occidentali, ai soggetti in età adulta e alle classi socio-economiche più elevate. L’incremento dell’obesità infantile determinerà negli anni a venire un forte aumento delle patologie croniche, con alti costi diretti associati alle diagnosi e alle terapie e significativi costi sociali legati alla mancata produttività per assenteismo dal posto di lavoro, pensioni di disabilità e morte prematura.

Tra le malattie che accompagnano l’obesità si ricordano in primis quelle cardiovascolari, ma nel paziente obeso si osservano frequentemente anche patologie respiratorie, diabete, osteoartriti e tumori, soprattutto a carico dell’apparato digerente. Tra i parametri clinici utilizzati per valutare se un individuo sia sottopeso, normopeso, sovrappeso oppure obeso, vi è l’indice di massa corporea o BMI, dall’inglese body mass index, calcolato come il rapporto tra la massa corporea espressa in chilogrammi e il quadrato dell’altezza misurata in metri. Con un BMI compreso tra 25 e 29,9 kg/m2 si parla di sovrappeso, tra 30 e 34,9 di obesità moderata e tra 35 e 39,9 di obesità severa, mentre se viene superato il valore di 39,9 l’obesità è definita grave. Poiché questo indice non consente di distinguere tra grasso e massa magra, si utilizzano anche altre metodiche per stimare la percentuale di massa grassa, come la plicometria che, misurando quattro pliche cutanee, permette di valutare il grasso dell’organismo; la bioimpedenziometria, attraverso la quale, basandosi sulla diversa conducibilità elettrica dei tessuti corporei, si ottiene una stima di massa grassa, massa muscolare e quantità di acqua; la densitometria, un esame radiologico che rende possibile la misurazione della composizione corporea.

Per contrastare sovrappeso e obesità è necessario innanzitutto abbinare un’adeguata attività fisica a una corretta alimentazione, volta a ridurre il peso corporeo. Occorre che la dieta venga seguita da un medico dietologo o comunque esperto in malattie del metabolismo. Nei casi più severi si può ricorrere alla terapia farmacologica: la sibutramina agisce a livello del sistema nervoso centrale sopprimendo l’appetito, mentre l’orlistat ha un’azione sul tratto gastroenterico, prevenendo l’assorbimento dei lipidi. Gli interventi chirurgici, come bypass e bendaggio gastrico, sono riservati a casi estremi con patologie concomitanti. I preparati specifici per diete ipocaloriche possono aiutare da un punto di vista psicologico, rendendo il regime alimentare meno restrittivo. Oltre ai sostituti del pasto, si citano gli integratori che aumentano il consumo energetico, contenenti arancio amaro, guaranà, tè verde, e ad effetto saziante, a base di gomma guar, glucomannano, psillio, chitosano. Quest’ultimo limita anche l’assorbimento dei grassi. Vi sono poi supplementi dietetici che incrementano l’ossidazione lipidica, con carnitina e garcinia cambogia, e quelli che portano ad un aumentato metabolismo dei carboidrati, che tra i componenti riportano cromo e ginseng.

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Mangiarsi le unghie: disagio psicologico che può rovinare le dita

Mangiarsi ripetutamente le unghie rientra tra i cosiddetti disturbi da comportamento ripetitivo focalizzato sul corpo, che includono anche altre pratiche, come mordersi le labbra o le guance. In merito a tali abitudini, gli esperti del manuale Msd spiegano che «alcuni pazienti si concentrano su queste attività piuttosto automaticamente (ossia, senza la piena consapevolezza), mentre altri ne sono più consapevoli. I comportamenti non sono innescati da ossessioni o dubbi circa l’aspetto, ma possono essere preceduti da una sensazione di tensione o ansia che viene alleviata dal comportamento, che è spesso accompagnato anche da un sentimento di gratificazione. Le persone con disturbo del comportamento ripetitivo incentrato sul corpo in genere cercano di fermare il loro comportamento o farlo meno spesso, ma non ne sono in grado». A prescindere dalla causa però, è bene sapere che mangiarsi le unghie in modo eccessivo può portare a conseguenze negative. «Mangiarsi le unghie in modo grave o strapparsele (onicotillomania) può causare deformità significative alle unghie stesse ed emorragie subungueali», precisano gli specialisti.

Le principali conseguenze.

Chi morde spesso unghie e cuticole, specie se in giovane età, può incorrere nel tempo in una deformità dell’unghia, che crescerà in modo anomalo. Inoltre, rimuovendo l’unghia troppo in profondità, si espone la pelle a possibili infezioni, come accade anche nella parte attorno all’unghia stessa, dove possono formarsi taglietti, causando sanguinamento. Spesso queste micro-fessure provocano arrossamenti, che vanno a creare uno stato di irritazione alla pelle. Va poi considerato che le mani sono frequentemente a contatto con lo sporco, che potrebbe insidiarsi più in profondità dato che la pelle mordicchiata e inumidita continuamente si assottiglia e perde la naturale barriera protettiva.

I rimedi che possono aiutare a perdere l’abitudine.

L’onicofagia è un disturbo antico, per il quale sono stati tentati diversi rimedi. Il più frequente e immediato è quello di rendere le unghie di cattivo sapore, al fine di renderle “disgustose” o amare al gusto di chi non riesce a perdere l’abitudine di addentarle. Oggi sono disponibili smalti appositamente studiati per questa funzione. Se poi, come molto frequentemente accade, l’origine del disturbo è nervosa, sono raccomandabili tutte le attività indicate a scaricare ansia e tensione, come fare sport e movimento. Infine, per porre rimedio a eventuali danni apportati a pelle e unghie, è consigliato applicare prodotti specifici per la cura delle mani e far rimarginare eventuali taglietti e piccole ferite. In caso di infezioni o irritazioni serie, è necessario consultare un dermatologo e farsi prescrivere un trattamento adeguato.

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No allo stress delle feste: i consigli per le festività col piede giusto

Mancano poche ore allo scoccare della mezzanotte che ci porterà al nuovo anno. Molte persone saranno a cena con famiglia e amici, o al classico veglione in attesa della mezzanotte. Nella maggior parte dei casi, al centro dei festeggiamenti, vi saranno le immancabili scorpacciate. Per questo motivo, gli esperti di Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione, che fa parte di Federchimica), hanno redatto un vademecum di consigli utili per la salute di stomaco e intestino (e non solo).

Dire no allo stress cercando di limitare quanto più possibile le situazioni che inducono ansia, magari aggiungendo mediazione, lettura, yoga, o anche «allenarsi ma anche stare più tempo con gli amici, giocare più a lungo con figli e nipotini e dimenticare l’orologio recuperando, così, il senso della festa e del riposo».

Ridurre il numero di portate che mangeremo. Secondo Assosalute «qualche portata in meno fa bene al girovita (e all’umore)». «Mangiare il giusto (o anche non mangiare sempre tanto in tutte le occasioni di ritrovo familiare o amicale!) e prediligere il gusto di stare in compagnia, ci farà sentire meglio, mentalmente e fisicamente».

No al digiuno, è il terzo consiglio per evitare sorprese al momento di mangiare. Spesso e volentieri, infatti, molti “digiunano” per assaporare meglio le pietanze al momento opportuno. Ebbene, il suggerimento, piuttosto che un digiuno preventivo, è quello di «evitate di esagerare con cibi troppo elaborati, limitate il consumo alcol, insaccati e intingoli».

Non esagerare con i dolci natalizi e con i “Cin cin”, ma fare tutto con moderazione. E’ importante limitare le quantità di zuccheri immesse nel nostro organismo, ma anche la quantità di alcool.

Muoversi, compatibilmente con il proprio stile di vita, principalmente dedicando tempo alle passeggiate all’aria aperta, piuttosto che praticare sport intensi che potrebbero sortire l’effetto contrario.

Sì alla “doggy-bag”, ma che sia stipata entro due ore. Difatti, oltre le due ore potrebbero esservi fenomeni di fermentazione batterica che potrebbero portare ad intossicazioni alimentari a causa del cibo avariato.

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Fascicolo sanitario elettronico: la storia clinica a portata di click

Il Fascicolo sanitario elettronico (Fse) è uno strumento di grande utilità per il paziente, in quanto gli consente di avere accesso a un archivio digitale della sua storia sanitaria. È sufficiente attivarlo online dal sito dei servizi sanitari della regione di appartenenza, compilando debitamente i campi richiesti, e accedervi inserendo le credenziali personali dell’account Spid (Sistema pubblico di identità digitale). L’accesso tramite Spid garantisce la protezione e la riservatezza dei dati, trattandosi di informazioni estremamente sensibili.

Il Fse contiene i dati anagrafici dell’intestatario, i dati del suo medico di base e tutta la documentazione clinica, che include referti di visite ed esami erogati da strutture pubbliche, referti rilasciati a seguito di accessi al pronto soccorso, lettere di dimissioni relative a ricoveri presso strutture ospedaliere pubbliche, impegnative redatte dal medico curante per prestazioni specialistiche ed esami diagnostici, prescrizioni di medicinali, inviti a campagne di screening e relativa refertazione.

Oltre ai citati documenti, il titolare di Fse ha la possibilità di prenotare visite ed esami nell’ambito del servizio sanitario regionale mediante il sistema Cup Web, tramite il quale si può attivare anche la procedura di rinnovo della patente di guida. I ticket delle prestazioni sanitarie possono essere pagati attraverso il Fascicolo. Scaricando applicazioni delle singole regioni è inoltre possibile accedere ai servizi sanitari del Fascicolo anche da smartphone.

Al momento dell’attivazione del Fse, non tutti i consensi sono obbligatori e in qualsiasi momento è possibile revocarli. Per esempio, all’utente è data la possibilità di scegliere se il medico di famiglia e gli altri professionisti della sanità che lo avranno in cura possano accedere o meno al Fascicolo; in ogni caso, il loro accesso risulterà tracciato e visibile da parte del titolare, che potrà inoltre decidere di oscurare i dati di singoli episodi di cura, senza che i soggetti abilitati all’accesso ne vengano a conoscenza. I consensi possono essere rilasciati anche per i soggetti minorenni, per coloro di cui si possiede la tutela legale o verso i quali si svolge l’incarico di amministratori di sostegno.

Un grande vantaggio dato dal Fse al suo possessore è quello di essere esentato dall’obbligo di ritirare il documento cartaceo qualora abbia espresso il consenso per la sola ricezione online dei referti, con notevole risparmio di tempo. In questo caso, il referto consultabile sul Fse presenterà le diciture «Copia informatica del referto cartaceo/informatico archiviata presso… (nome della struttura dell’Asl di riferimento)». Il discorso non è valido per gli accertamenti radiologici per cui potrebbe presentarsi la necessità di ritirare il Cd o il Dvd con le immagini dell’esame, così come per le analisi genetiche e le prestazioni inerenti l’Hiv.

Per quanto riguarda le prescrizioni farmaceutiche, non sono ancora attive le ricette dematerializzate per i medicinali a carico del paziente. Anche le ricette “rosse” vanno ritirate fisicamente nello studio del proprio medico di medicina generale, mentre i codici delle ricette elettroniche possono essere scaricati direttamente dal Fse. In questo momento storico, in cui viene caldamente sconsigliato recarsi di persona presso gli ambulatori medici per il ritiro di ricette ed impegnative, è indubbio che il Fascicolo rappresenti uno strumento di grande aiuto, anche per la prenotazione delle vaccinazioni anti-Sars-Cov-2.

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Carenza di ferro, essere consapevoli e prevenirla

Molte conseguenze negative per la salute possono sopraggiungere a causa di una carenza di ferro, un problema molto diffuso ma anche molto sottovalutato. Per promuovere una conoscenza più approfondita del problema tra la popolazione, la società farmaceutica Vifor Pharma sostiene la Giornata della carenza di ferro, istituita nel 2015 da un’alleanza globale che ha tra i promotori la European kidney health alliance, l’Heart failure policy network, il Global heart hub e il Croí-West of Ireland cardiac foundation. La Giornata ricorre ogni anno il 26 novembre e quest’anno è stata ancora più sentita, a fronte del fatto che le problematiche legate alla pandemia hanno compromesso l’accesso alle strutture sanitarie, impedendo a molti cittadini di ricevere diagnosi e di fare prevenzione, un aspetto sottolineato anche da Abbas Hussain, ceo del gruppo Vifor Pharma, che ha dichiarato: «Siamo orgogliosi di sostenere, insieme a tutti gli altri partner dell’iniziativa, la Giornata della carenza di ferro 2021. In considerazione degli effetti della pandemia sui sistemi sanitari e sull’accesso alle cure, è quanto mai prioritario aumentare l’awareness sull’importanza del ferro. Insieme, siamo impegnati a supportare le persone a rischio o che soffrono di carenza di ferro, con o senza anemia, affinché possano gestire meglio la loro condizione e raggiungere una sempre migliore qualità della vita».

I temi del 2021.

Nel corso dell’edizione 2021 della Giornata della carenza di ferro, gli esperti si sono concentrati sull’impatto di questo tipo di carenza in soggetti che sono a maggior rischio, come i pazienti con scompenso cardiaco o insufficienza renale cronica e le donne in gravidanza, con l’obiettivo «di sensibilizzarli a ‘prendere sul serio il ferro’ e, in presenza di sintomi, a rivolgersi al medico per ottenere una diagnosi tempestiva e una terapia appropriata». In un comunicato stampa, Vifor Pharma ricorda che «quasi un paziente su due affetto da malattia renale cronica o scompenso cardiaco soffre di carenza di ferro, che causa un peggioramento della qualità di vita e un aumento del rischio di ospedalizzazione e decesso per complicanze cardiovascolari. Nonostante l’alta prevalenza e le gravi conseguenze sulla salute, la carenza di ferro resta un problema trascurato e sotto diagnosticato. Il Covid-19, a causa del minor accesso ai servizi e alle prestazioni sanitarie, ha ulteriormente acuito il problema della mancata diagnosi e trattamento, con il rischio di aggravare il decorso delle malattie croniche sottostanti».

Le conseguenze della carenza di ferro.

Il ferro è un elemento essenziale per la salute e la funzionalità dell’organismo, perché è determinante nella produzione dei globuli rossi e nell’assicurare un efficace funzionamento di cuore e muscoli scheletrici. Ha inoltre un ruolo primario nel combattere le infezioni e le malattie, mantenendo i livelli di energia e la normale funzione cerebrale. Occorre quindi prestare attenzione a sintomi come affaticamento, mal di testa, fiato corto, pallore, fragilità di unghie e capelli, vulnerabilità alle infezioni, irritabilità, scarsa concentrazione, che potrebbero essere segnali di una carenza di ferro. «Il Covid-19 ha avuto e continua ad avere un impatto significativo sull’accesso ai servizi sanitari e molti pazienti con sintomi riconducibili alla carenza di ferro sono sfuggiti alla diagnosi – ha dichiarato Ewa Anita Jankowska, professore ordinario di Cardiologia alla Wroclaw medical university, Polonia. – La carenza di ferro è, tuttavia, facilmente identificabile e curabile. Per questo motivo, è fondamentale aumentare la conoscenza su questa condizione che, se prolungata e non adeguatamente gestita, può diventare anche molto debilitante, invitando le persone a riconoscere i campanelli d’allarme e agire per ottenere una diagnosi precoce e un trattamento appropriato».