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Vitamina C, l’alleato contro i radicali liberi

L’assunzione adeguata di vitamina C ha un ruolo importante per la salute. Si tratta di un micronutriente che vanta diverse proprietà, proteggendo le cellule dai radicali liberi, mantenendo la pelle sana, preservando i vasi sanguigni, contribuendo all’assorbimento del ferro e altro ancora. A fornire i dettagli è l’Istituto superiore di sanità (Iss), secondo cui «la vitamina C, nota anche come acido ascorbico, è una vitamina idrosolubile, vale a dire che si scioglie in acqua. Questa sostanza ha proprietà antiossidanti e aiuta a mantenere sane le cellule proteggendole dagli effetti dei radicali liberi generati durante la normale attività cellulare». La vitamina C non è prodotta dall’organismo, che la può assumere solo attraverso la dieta o integratori alimentari.

Le numerose funzioni della vitamina C.

Sono diverse le funzioni che la vitamina C svolge nell’organismo. Interessano diversi apparati, contribuendo alla salute e al benessere generale del corpo e della mente. Sempre l’Iss evidenzia come «la vitamina C aiuta a mantenere la normale funzionalità dei vasi sanguigni, preserva la salute di denti e gengive, facilita l’assorbimento del ferro di origine vegetale, partecipa alla formazione, crescita e riparazione del tessuto osseo e connettivo, aiuta a mantenere sana la pelle, aiuta la cicatrizzazione delle ferite». Tra gli alimenti più ricchi di acido ascorbico molte varietà di ortaggi come peperoni rossi e verdi, kiwi, arance e agrumi, fragole, pomodori, ribes nero, broccoli, cavoli, cavoletti di Bruxelles, spinaci e patate. La Società italiana di nutrizione (Sinu) indica il fabbisogno giornaliero di vitamina C, che aumenta con l’età, in gravidanza e in allattamento: dai quindici anni in poi, per i maschi è raccomandata l’assunzione quotidiana di 105 mg, per le femmine di 85 mg.

Il ruolo degli integratori.

La vitamina C è disponibile anche sotto forma di integratori, di cui in commercio sono reperibili numerose varianti e diversi formati. L’Iss illustra in proposito alcuni degli impieghi più comuni di questi prodotti e i loro benefici: «L’assunzione di integratori orali di vitamina C non previene il raffreddore comune, ma alcune prove dimostrano che il raffreddore può durare meno giorni e che i disturbi possono essere meno gravi nelle persone che consumano regolarmente adeguati livelli di vitamina C. L’assunzione di integratori orali di acido ascorbico, in combinazione con altre vitamine e minerali, sembra inoltre prevenire il peggioramento della degenerazione maculare legata all’età, mentre alcuni studi suggeriscono che le persone con livelli più alti di vitamina C nella loro dieta abbiano un minor rischio di sviluppare cataratta».

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Trascorrere 120 minuti a settimana nella natura favorisce salute e benessere

Passare almeno 120 minuti a settimana nella natura può favorire lo sviluppo di una buona salute e di benessere. Non è solo un modo di dire ma il risultato di un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica “Nature”. Il lavoro, dal titolo «Spending at least 120 minutes a week in nature is associated with good health and wellbeing», ha esaminato in che modo in che modo il contatto settimanale con la natura può influenzare la salute e benessere degli individui. Nello studio pubblicato sono stati monitorati 19.806 volontari e osservato il loro contatto settimanale con spazi verdi, riscontrando che per coloro che passavano un tempo pari a 120 minuti a settimana nel verde venivano riportati migliore salute e benessere. Secondo quanto rilevato dai ricercatori, inoltre, le associazioni positive tra ambiente e salute hanno raggiunto un picco in coloro che trascorrevano tra i 200 e i 300 minuti del tempo settimanale in un’area verde.

Come è noto, diversi studi in passato hanno dimostrato che una maggiore esposizione o contatto con ambienti naturali, tra cui parchi, boschi e spiagge, è associata a una migliore salute e benessere. Ciò tra le popolazioni ad alto reddito, in gran parte urbanizzate. Vivere in aree urbane più verdi è associato a minori probabilità di malattie cardiovascolari, obesità, diabete, ricovero in ospedale per asma, distress mentale ed infine mortalità tra gli adulti. Nello studio portato a termine i ricercatori hanno compreso meglio le relazioni tra il tempo trascorso in natura a settimana e la salute personale e il benessere soggettivo. La crescente evidenza di un’associazione positiva tra il contatto con gli ambienti naturali e la salute e il benessere ha portato a richieste per una migliore comprensione di eventuali relazioni esposizione-risposta. L’esposizione è stata definita in termini di minuti riportati in ambienti naturali per attività ricreative negli ultimi sette giorni; e i risultati erano la salute auto-segnalata e il benessere soggettivo. Ne consegue che, alla luce di quanto evidenziato dai ricercatori, trascorrere quanto più tempo possibile a contatto con la natura, influenza positivamente la salute ed il benessere fisico e mentale.

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Prevenzione del diabete, studio usa conferma ruolo cruciale delle farmacie

Le farmacie sono ben posizionate per fornire programmi di prevenzione del diabete alle comunità. Sebbene esistano notevoli opportunità per le farmacie di affrontare la prevenzione del diabete, si potrebbe fare di più per ridurre gli ostacoli al loro utilizzo. Sono in sintesi i risultati dello studio “Community Pharmacy Engagement in Diabetes Prevention: Key Informant Interviews with Pharmacy Executives”, pubblicato lo scorso 20 agosto sulla rivista scientifica Preventing Chronic Disease edita dal Centers for Disease Control and Prevention, agenzia federale degli Stati Uniti, facente parte del Dipartimento della salute e dei servizi umani con sede principale ad Atlanta, in Georgia.

Tra i risultati dello studio sono emersi molteplici temi, tra cui che l’avvio dei servizi è più probabile se si riceve il sostegno finanziario iniziale; la richiesta di servizi da parte del paziente, reale o percepita, è fondamentale; i servizi di prevenzione del diabete spesso rientrano nelle attività esistenti di una farmacia e consentono il massimo utilizzo delle risorse; la fedeltà del cliente è un vantaggio chiaramente articolato contro la concorrenza; infine, l’impegno nella prevenzione del diabete afferma un ruolo più ampio e il valore delle farmacie per servire le comunità.

Quanto alla metodologia utilizzata, gli studiosi rendono noto di aver condotto 21 interviste semi-strutturate con i responsabili delle decisioni di 11 farmacie indipendenti in 6 stati degli Stati Uniti e nel distretto di Columbia e di 10 farmacie a catena che operano in 1 stato, più stati e in tutta la nazione. Ciò identificando i partecipanti utilizzando il campionamento intenzionale, mediante l’uso di metodi qualitativi per analizzare i dati e condotto interviste fino a raggiungere la saturazione.

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Grassi alimentari, le scelte più sane da portare a tavola

I grassi alimentari si possono dividere tra saturi, monoinsaturi, polinsaturi e trans. I grassi appartenenti a ognuna di queste categorie presentano caratteristiche diverse e diversi effetti sulla salute. «I grassi saturi – affermano gli esperti nel Manuale Msd – contengono il più alto numero di atomi di idrogeno possibile. Sono generalmente solidi a temperatura ambiente. Si trovano nella carne, nei prodotti caseari e negli oli vegetali idrogenati artificialmente. Maggiore è la solidità del prodotto, più alto è il tasso di grassi saturi presenti. Una dieta ad alto contenuto di grassi saturi aumenta il rischio di coronaropatia». Alla categoria dei grassi insaturi appartengono sia i monoinsaturi sia i polinsaturi. Entrambi si caratterizzano per il fatto di non contenere tutti gli atomi di idrogeno che potrebbero avere. «I grassi monoinsaturi potrebbero possedere un atomo di idrogeno in più – spiegano gli specialisti di Msd -. Solitamente sono liquidi a temperatura ambiente ma iniziano a solidificarsi in frigorifero. L’olio di oliva e l’olio di canola ne sono esempi. I grassi polinsaturi potrebbero contenere più di un solo atomo di idrogeno aggiuntivo. Questi grassi sono solitamente liquidi a temperatura ambiente e in frigorifero. Tendono a diventare rancidi a temperatura ambiente. L’olio di mais ne è un esempio. I grassi polinsaturi comprendono gli omega-3, contenuti nei pesci che vivono in mari profondi (come sgombro, salmone e tonno) e i grassi omega-6, contenuti negli oli vegetali».

I grassi trans.

Oltre ai grassi sopra descritti, esistono anche i grassi trans, ovvero una tipologia che nasce da un processo di idrogenazione, nel quale atomi di idrogeno vengono aggiunti artificialmente ad oli polinsaturi. «Gli oli contenenti acidi grassi trans – si legge nel Manuale Msd – possono essere utilizzati per preparare prodotti alimentari che non diventano rancidi e per preparare prodotti grassi solidi, come la margarina. I grassi trans sono particolarmente comuni nei prodotti da forno e fritti disponibili in commercio, come biscotti, cracker, ciambelle, patatine fritte e altri alimenti simili». Il consumo eccessivo di questa tipologia di grassi porta all’innalzamento dei livelli di colesterolo lipoproteico a bassa densità, il cosiddetto colesterolo cattivo (Ldl), e alla riduzione del colesterolo lipoproteico ad alta densità, quello considerato buono (Hdl). Questo processo aumenta il rischio di coronaropatia».

La gestione dei grassi nella dieta.

Considerati gli effetti delle varie tipologie di grassi, è bene organizzare la dieta in modo tale da ridurre quelli meno salutari. «Evitare i prodotti che contengono grassi trans – suggeriscono gli specialisti Msd – è una scelta saggia. I grassi trans sono ora riportati nelle etichette dei prodotti alimentari. Inoltre, se un grasso idrogenato o un grasso parzialmente idrogenato rappresenta il primo grasso sulla lista degli ingredienti, il prodotto contiene acidi grassi trans. Nelle voci del menu alcuni ristoranti offrono anche informazioni in merito ai grassi trans. Anche l’aspetto di una margarina o di un olio può aiutare a identificare gli alimenti contenenti questi acidi grassi, dal momento che più sono morbidi o liquidi, minore è il contenuto di acidi grassi trans. Per esempio, il contenuto di acidi grassi trans di margarine in vaschette è minore di quello di margarine in barrette. L’associazione ideale dei vari tipi di grassi non è conosciuta. Tuttavia, una dieta ricca di grassi monoinsaturi o omega-3 e a basso tenore di grassi trans è verosimilmente auspicabile».

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Quali effetti dei cellulari sul liquido seminale? I risultati in uno studio

Nei paesi industrializzati i telefoni cellulari sono ampiamente utilizzati in qualunque fascia di età e le persone trascorrono ore attaccate ai dispositivi elettronici per scopi diversi. In Corea del Sud, il paese di provenienza del team di ricercatori guidato da Sungjoon Kim che lo scorso 30 luglio ha pubblicato una meta-analisi sulla rivista Environmental research, edita da Elsevier, il tasso di penetrazione degli smartphone ha raggiunto il 95% nel 2019. I cellulari emettono onde elettromagnetiche a radiofrequenza (Rf-Emws) che va da 800 a 2200 MHz, la quale può essere assorbita dal corpo umano e provocare effetti avversi su cervello, cuore, sistema endocrino e apparato riproduttivo.

Gli studiosi sudcoreani, afferenti al Dipartimento di anatomia e informatica biomedica della Scuola di medicina della Pusan National University di Yangsan, hanno condotto una revisione sistematica tramite Embase per identificare tutte le analisi rilevanti pubblicate tra il 2012 e il 2021. Sono stati ritenuti idonei ai fini dello studio gli articoli in lingua inglese che riguardassero esclusivamente partecipanti umani, riportassero i parametri seminali di base e valutassero durate di esposizione superiori a quattro ore. Sono stati considerati studi sia sperimentali in vitro che osservazionali in vivo e gruppi di partecipanti sia provenienti da cliniche della fertilità che da popolazioni più ampie.

Nella meta-analisi sono stati inclusi 18 studi, per un totale di 4280 campioni. È stato rilevato che l’effetto dell’uso del cellulare sulla qualità dello sperma fosse dannoso, sulla base di meccanismi termici e non termici. L’effetto termico aumenta l’intensità del calore vicino agli organi riproduttivi del maschio, con esiti negativi sulla produzione del liquido seminale. Quanto più il telefono è posto vicino al corpo, tanto più calore viene generato dal dispositivo.

Diversi paper scientifici citati nello studio in oggetto hanno riportato che motilità, vitalità e concentrazione spermatiche diminuiscono drasticamente come conseguenza dell’esposizione a Rf-Emws emesse dai cellulari, dunque a causa di radiazioni non termiche. Queste onde elettromagnetiche aumentano la produzione di specie reattive dell’ossigeno (Ros) negli spermatozoi e inducono la formazione di addotti al Dna. Le Ros attaccano il Dna nucleare degli spermatozoi, compromettendo la catena di trasporto degli elettroni a livello mitocondriale e l’attività dell’enzima isocitrato deidrogenasi.

La frammentazione del materiale genetico può essere causa di una riduzione della fertilità, di un aumento dell’incidenza di aborto spontaneo e di complicanze fetali. Tra i diversi tipi cellulari, i gameti maschili rappresentano la popolazione più suscettibile allo stress ossidativo, che risulta quindi essere particolarmente sensibile agli effetti delle Rf-Emws. Le Rf-Emws potrebbero anche influenzare l’attività delle chinasi del ciclo cellulare degli spermi, portando ad apoptosi, anomalie cromosomiche e instabilità genomica, oltre ad indurre cambiamenti ormonali nel testicolo.

Kim et al. hanno sottolineato, sulla base della revisione condotta, che la qualità dello sperma peggiora nel momento in cui un soggetto inizia ad utilizzare il cellulare, in maniera indipendente dal tempo di impiego. Nella società moderna si fa uso dei dispositivi mobili fin dall’infanzia e questo costituisce uno dei motivi principali di infertilità maschile. Saranno necessari ulteriori studi per determinare l’effetto dell’esposizione alle Rf-Emws emesse dai nuovi modelli di smartphone.