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Gestione del diabete, consapevolezza per prevenzione e cura

Il diabete è una condizione cronica che richiede una gestione attenta e continua. È dunque centrale sottolineare l’importanza di una corretta informazione e di comportamenti adeguati per controllare efficacemente la patologia. Come è noto, la malattia si caratterizza per livelli elevati di glucosio nel sangue, condizione che, se non gestita correttamente, può portare a complicazioni gravi. La prevenzione e il controllo del diabete passano attraverso la conoscenza delle proprie condizioni di salute e l’adozione di uno stile di vita sano. È essenziale, pertanto, sottoporsi a controlli medici regolari che permettano di monitorare i livelli di glucosio nel sangue e di ricevere consigli personalizzati dal proprio medico.

L’importanza di uno stile di vita sano

Adottare uno stile di vita sano è anch’esso centrale nella gestione del diabete. Dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura e povera di zuccheri semplici e grassi saturi, unitamente a una regolare attività fisica, sono punti cardine per affrontare correttamente la condizione. L’esercizio fisico, infatti, aiuta a manntenere il peso corporeo sotto controllo e a migliorare la sensibilità all’insulina, riducendo così i livelli di glucosio nel sangue. È importante evitare il fumo e limitare il consumo di alcol: entrambi possono influenzare negativamente il controllo del diabete. La gestione dello stress, con tecniche di rilassamento e una buona qualità del sonno, gioca un ruolo non meno importante nel controllo della malattia.

Il supporto dei farmacisti e dei medici

I farmacisti supportano i pazienti con i consigli utili su come integrare la terapia farmacologica con un corretto stile di vita. La consulenza del farmacista, tuttavia, non sostituisce il consulto medico. I consigli forniti dal farmacista hanno lo scopo di supportare, non di sostituire, la relazione che esiste tra il paziente e il suo medico curante. In presenza di sintomi persistenti o dubbi sulla gestione del diabete, è necessario contattare sempre il medico curante o il medico specialista di riferimento.

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Rischio di tromboembolia venosa (tev) con alcuni contraccettivi ormonali: le nuove indicazioni Aifa

In seguito a una valutazione condotta dalle autorità regolatorie europee e dall’Agenzia italiana del farmaco, è emerso che l’utilizzo di contraccettivi ormonali combinati (Coc) contenenti clormadinone acetato ed etinilestradiolo può comportare un rischio leggermente elevato di tromboembolia venosa (Tev) rispetto ad altri contraccettivi ormonali combinati. La conclusione deriva dall’analisi dei dati raccolti nello studio retrospettivo di coorte Rivet-Rcs, il quale ha messo in luce come le donne che assumono Coc a base di clormadinone/etinilestradiolo presentino un rischio di Tev aumentato di 1,25 volte rispetto a coloro che optano per Coc contenenti levonorgestrel.

Implicazioni cliniche e raccomandazioni per i prescrittori.

I prescrittori sono invitati a considerare attentamente i fattori di rischio individuali delle pazienti prima di prescrivere contraccettivi ormonali combinati, specialmente quelli contenenti clormadinone acetato/etinilestradiolo. È fondamentale informare le donne sui segni e sintomi della Tev e del tromboembolismo arterioso (Tea), nonché rivalutare periodicamente i fattori di rischio individuali. È importante sottolineare che il rischio di Tev è maggiore durante il primo anno di utilizzo di qualsiasi Coc o alla ripresa del trattamento dopo una pausa di 4 o più settimane. La decisione di utilizzare un contraccettivo ormonale combinato dovrebbe essere presa dopo un’attenta discussione con la paziente, assicurandosi che sia pienamente consapevole dei rischi associati. Le informazioni fornite in questo articolo e i consigli del farmacista non intendono sostituire il consulto con il medico curante. In caso di persistenza della problematica presentata, è necessario contattare il medico curante o il medico specialista di riferimento.

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Retinoidi orali, dall’Aifa il Programma di prevenzione della gravidanza

Il 13 marzo 2024 l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha diramato un comunicato in cui ha evidenziato la necessità di adottare misure precauzionali nell’uso dei retinoidi orali, quali acitretina, alitretinoina e isotretinoina, a causa della loro elevata teratogenicità. Tali farmaci, impiegati nel trattamento di patologie dermatologiche severe, sono assolutamente controindicati durante la gravidanza e nelle donne in età fertile che non aderiscono al Programma di prevenzione della gravidanza (Ppp): si tratta di un insieme di misure atte a prevenire l’insorgenza di gravidanze durante il trattamento con tali sostanze, vista la loro capacità di indurre gravi malformazioni nel feto. Ricerche condotte in Europa hanno evidenziato una scarsa adesione al Ppp, con conseguenti casi di gravidanza in donne trattate con retinoidi orali. Come osservato dall’Aifa, gli operatori sanitari devono assicurare che le pazienti in età fertile si sottopongano a test di gravidanza regolari e utilizzino metodi contraccettivi efficaci prima, durante e dopo il trattamento con questi farmaci.

Sicurezza nell’uso dei retinoidi orali richiede rigorosi controlli

L’Aifa ha sottolineato che le donne in età fertile devono sottoporsi a test di gravidanza sotto supervisione medica prima dell’inizio della terapia, mensilmente durante il trattamento e dopo la sua conclusione. In particolare, per l’acitretina è necessario proseguire con i test di gravidanza per tre anni dopo la sospensione del farmaco. La contraccezione deve essere ininterrotta per un mese prima dell’inizio della terapia, per tutta la durata del trattamento e per un mese dopo la conclusione per isotretinoina e alitretinoina, e per tre anni in caso di acitretina.

L’importanza della segnalazione delle reazioni avverse

L’Aifa ha poi ricordato la possibilità di segnalazione delle reazioni avverse, per un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio dei medicinali. Gli operatori sanitari sono invitati a segnalare eventuali reazioni avverse tramite il sistema nazionale di segnalazione. Tale pratica è essenziale per mantenere un profilo di sicurezza favorevole dei farmaci in condizioni di utilizzo reale. Le informazioni fornite in questo articolo non sostituiscono il parere del medico curante. In caso di persistenza dei sintomi o dubbi, è necessario contattare il proprio medico di fiducia o lo specialista di riferimento. La consulenza del farmacista è volta a integrare, non a sostituire, il rapporto diretto tra paziente e professionista sanitario.

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Allergie respiratorie: prevenzione e gestione per una vita più sana

La questione delle allergie respiratorie, in particolare della rinite allergica, sta assumendo proporzioni sempre più significative nella popolazione italiana. Secondo recenti studi, pubblicati dall’associazione Assosalute, parte di Federchimica, si prevede che entro il 2030, una percentuale compresa tra il 35% e il 40% degli italiani sarà affetta da questa condizione, che non si limiterà più a specifici periodi dell’anno ma diverrà una costante nella vita di molti.

Impatto del cambiamento climatico sulle allergie respiratorie

Il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature stanno modificando il ciclo delle stagioni, rendendo più sfumati i confini tra una e l’altra. Il fenomeno ha un impatto diretto sulla durata e sull’intensità delle fasi di pollinazione, con conseguenze per chi soffre di allergie respiratorie. La stagione delle allergie, che un tempo si concentrava principalmente in primavera, ora si estende per gran parte dell’anno, da febbraio a novembre, rendendo la rinite allergica una condizione quasi perenne per chi è sensibile alla Parietaria e ad altri allergeni.

Strategie di gestione e prevenzione delle allergie respiratorie

La gestione delle allergie respiratorie richiede un approccio multifattoriale. Uno dei primi passi è la protezione dall’esposizione agli allergeni, ma anche l’attenzione alle condizioni meteorologiche, la possibilità di valutare con il medico curante un trattamento farmacologico preventivo, infine, la corretta diagnosi e la pulizia degli ambienti. L’utilizzo responsabile dei farmaci di automedicazione, contrassegnati dal bollino rosso, può essere una strategia per controllare i sintomi e mantenere una buona qualità della vita. È fondamentale però una corretta diagnosi effettuata da un medico specialista, che potrà indirizzare verso la terapia farmacologica più adatta o, nei casi più gravi, verso l’immunoterapia specifica. È utile ricordare che consiglio del farmacista non intende sostituire il consulto con il medico curante. Ove la problematica presentata dovesse perdurare, è necessario contattare il medico curante o il medico specialista di riferimento.

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“Diabulimia”, un disturbo poco notato ma diffuso tra i giovani diabetici

La diabulimia emerge come un disturbo del comportamento alimentare particolarmente insidioso e meno conosciuto rispetto ad altri, nonostante la sua significativa presenza tra i giovani affetti da diabete di tipo 1. La condizione, che vede una prevalenza tra il 30 e il 40% nei giovani diabetici e il 10% in quelli tra i 12 e i 19 anni, si caratterizza per la riduzione volontaria o l’omissione delle dosi di insulina necessarie per il controllo glicemico. A fare un focus sul problema è stata la Società italiana di diabetologia (Sid). Il comportamento trova le sue radici nelle insicurezze tipiche dell’adolescenza, che – in presenza di una malattia cronica come il diabete di tipo 1 – trovano un terreno fertile per manifestarsi. La problematica, tuttavia, non è limitata all’età adolescenziale ma può persistere o manifestarsi anche in età adulta, interessando anche il genere maschile. Un’analisi ha evidenziato che il 21% degli adulti con diabete di tipo 1 omette la terapia insulinica, mettendo a serio rischio la propria salute.

La salute a rischio: le conseguenze della non aderenza alla terapia

La mancata somministrazione dell’insulina comporta gravi rischi per la salute, tra cui l’alterazione dei valori di emoglobina glicata e il pericolo di episodi di chetoacidosi diabetica, che possono richiedere il ricovero ospedaliero. Le complicanze a lungo termine sono ancora più preoccupanti: il mancato controllo dei livelli di glucosio nel sangue può portare a iperglicemia cronica, chetoacidosi diabetica, complicanze cardiovascolari e renali, neuropatia e retinopatia. La professoressa Raffaella Buzzetti, presidente eletto Sid, ha acceso i riflettori sull’alta incidenza dei disturbi del comportamento alimentare in questa popolazione, con cause che spaziano dallo stress legato alla malattia alla gestione delle restrizioni alimentari, fino alle insicurezze legate all’immagine corporea.

Strumenti di diagnosi e l’importanza di un approccio multidisciplinare

Per l’identificazione dei disturbi del comportamento alimentare, si utilizzano questionari specifici, come il “modified eating disorder inventory” e il “diabetes eating problem survey”, che esplorano sia aspetti generali dei disturbi alimentari sia quelli specifici legati al diabete. La dottoressa Marilena Vitale evidenzia l’importanza di valutare il rischio di diabulimia in particolari categorie di pazienti, per poi attivare un supporto strutturato che coinvolga psicologi, dietisti e diabetologi. Tuttavia, pochi centri dispongono di una squadra multidisciplinare adeguata per affrontare efficacemente questo disturbo. Il consiglio del farmacista è fondamentale per fornire supporto e orientamento ai pazienti, ma non deve sostituire il consulto con il medico curante. In caso di persistenza dei sintomi o delle problematiche presentate, è essenziale contattare il proprio medico di base o lo specialista di riferimento.