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Nascite premature, possibile aumento in presenza di inquinamento atmosferico

Un recente studio di lungo termine ha messo in relazione l’incremento delle nascite premature e l’inquinamento atmosferico in prossimità di centrali elettriche alimentate ad olio e carbone.

Secondo i ricercatori la chiusura di impianti elettrici alimentati ad olio e carbone, che quindi hanno un elevato impatto sulla qualità dell’aria, influisce positivamente sulla riduzione delle nascite premature nell’area circostante ad esse. E’ quanto emerge in un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica American Journal of Epidemiology, edito dalla casa editrice Oxford Academic.
Gli scienziati hanno considerato il numero di bimbi nati prematuramente nelle aree in prossimità di otto impianti di produzione di energia elettrica, prima e dopo il loro spegnimento, tra il 2001 e il 2011, riferendosi ad un totale di 57.005 nascite durante il periodo, 28.083 delle quali a spegnimento avvenuto degli impianti.
La prevalenza delle nascite premature è diminuita significativamente dal momento della chiusura degli impianti, con ampi decrementi soprattutto per quelle donne che vivevano vicino a tali installazioni. Per coloro invece che vivevano ad una distanza entro cinque chilometri dagli impianti, il tasso di nascite premature è sceso al 5.1%, confrontato con il 7% prima dello spegnimento degli impianti.
«Il nesso di casualità in questo studio è più alto rispetto a quello di altri studi simili» ha riferito Joan Casey, ricercatore dell’Università della California. «Qui abbiamo un esperimento naturale che può rendere casuale l’effettiva esposizione delle donne a diversi livelli di inquinamento atmosferico. Cosa che non si può riprodurre semplicemente in altre circostanze».

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