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Eccesso di caffeina: da Usa allerta per bevande, cibi e integratori

L’Fda americana mette in allerta i consumatori sugli eccessi di caffeina in bevande, cibi ed integratori.

La caffeina pura e in quantità eccessiva è pericolosa per la salute, se non addirittura letale. A lanciare l’allarme è la Food & Drug Administration (FDA), ente governativo americano, che lo scorso aprile ha preso alcune misure in seguito ad almeno due casi di morte sospetta da overdose di caffeina negli Stati Uniti. La caffeina pura in polvere o liquida è contenuta in cibi, bevande e integratori alimentari. A essere messi sotto accusa dalla FDA sono specialmente quest’ultimi e, nello specifico, la sempre più frequente vendita di grossi quantitativi di integratori sfusi. In questi casi, infatti, spesso il consumatore non è ben informato sulle corrette porzioni quotidiane e non si rende conto quando il prodotto in questione diventa eccessivo, pericoloso o addirittura letale. La FDA stima effetti tossici simili a crisi di astinenza quando si consumano rapidamente circa 1.200 mg di caffeina, che corrispondono a circa 0,15 cucchiaini di caffeina pura. Il rischio di overdose s’intensifica con l’aumentare della concentrazione di caffeina nel prodotto, ciò significa che anche piccole dosi con elevata concentrazione di caffeina possono avere effetti dannosi. Un cucchiaino di caffeina pura può contenere lo stesso quantitativo di 20 tazze di caffè e una dose simile è da considerarsi estremamente tossica.
Quando la caffeina diventa troppa? La Food & Drug Administration ha pubblicato un’interessante botta e risposta che tenta di fare chiarezza. Secondo gli esperti americani, la caffeina può rappresentare parte di una dieta sana per molte persone, ma troppa caffeina può altresì costituire un pericolo per la salute. Ciò dipende da diversi fattori come per esempio il peso corporeo, eventuali farmaci assunti o la sensibilità individuale, quindi il “troppa caffeina” può variare da persona a persona. La caffeina si trova in natura in alcune piante che si utilizzano per produrre il caffè, il tè e il cioccolato. Ma la si trova anche in altre specie aromatizzanti come il guaranà o piante alternative al tè molto comuni in Sudamerica tra cui l’erba mate, il cui nome scientifico è Ilex paraguariensis, dall’infusione delle cui foglie si ricava, il mate, appunto, oppure la Ilex guayusa, un’erba molto simile al mate, ma con un sapore più fruttato. Quest’ultima è molto diffusa nei paesi del Sudamerica e si beve al mattino al posto del caffè. La caffeina può inoltre essere aggiunta come ingrediente a cibi e bevande. In quest’ultimo caso, il contenuto di caffeina è dichiarato in etichetta. Oggi diversi database online forniscono i quantitativi di caffeina nei prodotti più comuni come il caffè e il tè. Tuttavia, precisa l’FDA «la quantità in queste bevande fermentate può variare in base a diversi fattori per esempio, tra cui come e dove i chicchi di caffè o le foglie di tè sono coltivati e lavorati e le modalità di preparazione della bevanda stessa». A titolo di esempio, l’Fda sottolinea come «una lattina da 33 cl. di una bibita analcolica con caffeina ne contenga dai 30 ai 40 mg, una tazza di tè verde o nero dai 30 ai 50 mg, mentre in una tazza di caffè all’americana varia dagli 80 ai 100 mg. La caffeina presente nei cosiddetti “energy drink” può oscillare dai 40 ai 250 mg ogni 0,23 litri». Anche caffè e tè decaffeinati, sebbene in dosi minori, contengono caffeina: una tazza di caffè decaffeinato “all’americana” normalmente ne contiene dai 2 ai 15 milligrammi. Per i soggetti particolarmente sensibili alla caffeina, gli esperti sconsigliano anche il consumo di bevande decaffeinate.
Per un adulto sano, la Fda suggerisce una dose massima pari a «400 mg al giorno di caffeina, che corrispondono a circa 4 o 5 tazze di caffè». «Generalmente tali dosi – spiega l’Ente – sono da considerarsi non pericolose e prive di effetti negativi». Ovviamente, anche in questo caso, è bene tenere conto dalla sensibilità della persona alla caffeina e in quanto tempo il suo corpo è in grado di metabolizzarla. Esistono inoltre alcune condizioni che rendono certi soggetti più sensibili, proprio come avviene con i medicinali: donne incinte, donne che allattano al seno o casi clinici specifici. Ecco perché, in condizioni cliniche particolari, gli esperti suggeriscono di limitare al minimo il consumo di caffeina. In generale esistono alcuni campanelli d’allarme che consentono di comprendere quando se ne sta abusando: insonnia, nervosismo, accelerazione del battito cardiaco, mal di stomaco, nausea e sbalzi di umore. La Food & Drug Administration non si espone per quanto concerne il consumo in bambini e ragazzi, sottolinea però che «l’American Academy of Pediatrics scoraggia la caffeina e altri stimolanti nei bambini e negli adolescenti in genere». La caffeina è uno stimolante che può rendere più vigili e attenti, ma non si sostituisce al sonno. Secondo gli scienziati americani «servono dalle 4 alle 6 ore per metabolizzare metà della dose di caffeina consumata». Quindi una tazza di caffè dopo cena potrebbe tenere svegli durante le ore notturne. E per chi stesse pensando di interrompere improvvisamente la propria dose quotidiana di caffè? Gli esperti lo sconsigliano. Anche la caffeina, come gli oppioidi e l’alcool, può indurre crisi di astinenza con conseguenti mal di testa, ansia e nervosismo. Anche se la rinuncia alla caffeina non è da considerarsi pericolosa, meglio agire per gradi per evitare fastidi.

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