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Ipoacusia: un disturbo dell’udito altamente invalidante

Chi soffre di sordità, anche lieve, tende ad autoisolarsi, aumentando così la probabilità di sviluppare stati depressivi e disturbi cognitivi.

Come funziona il senso dell’udito? Quali strategie attuare in caso di difficoltà uditive?.

L’udito è il senso preposto a captare i suoni, cioè sensazioni date dalla vibrazione di corpi in oscillazione, e a trasmetterli a una regione del cervello definita corteccia temporale, dove vengono decodificati. L’apparato uditivo è composto da orecchio esterno, medio e interno e dalla porzione di sistema nervoso centrale che riceve e rielabora i suoni.

L’orecchio esterno è formato dal padiglione auricolare, che corrisponde alla parte visibile, e dal condotto uditivo. Queste strutture convogliano le onde sonore verso il timpano, la membrana che separa l’orecchio esterno da quello medio. Quest’ultimo trasmette le vibrazioni timpaniche all’orecchio interno attraverso tre ossicini concatenati chiamati martello, incudine e staffa.

L’orecchio interno comprende la coclea, che partecipa al senso dell’udito, e il vestibolo con i canali semicircolari, coinvolti invece nell’equilibrio. L’orecchio interno amplifica l’informazione uditiva e la traduce in messaggio nervoso. L’apparato uditivo centrale è costituito dal nervo acustico, che trasmette il suono all’encefalo in forma di impulso nervoso, e dalla già citata corteccia temporale.

Le orecchie, organi pari, ci permettono non solo di localizzare la direzione di provenienza del suono, ma anche di distribuirne il volume.

Se un qualsiasi componente di questo complesso sistema dovesse subire un danno, si svilupperebbe una condizione di ipoacusia.

Tra le numerose cause del calo dell’udito, si segnala l’invecchiamento: con l’avanzare dell’età non è raro perdere la capacità di sentire soprattutto i suoni acuti. Vi sono poi la predisposizione genetica, la calcificazione della staffa, che è il più piccolo dei tre ossicini presenti nell’orecchio medio, l’assunzione di farmaci dotati di ototossicità, stili di vita errati come l’abitudine al fumo di sigaretta o il consumo di bevande alcoliche. Il trauma acustico conseguente all’esposizione prolungata a forti rumori, tipica di alcune categorie di lavoratori, senza l’utilizzo di dispositivi di protezione come cuffie o tappi può essere motivo di un abbassamento temporaneo ma anche permanente della soglia uditiva.

La perdita dell’udito ha un impatto fortemente negativo sulla qualità della vita di chi ne è affetto. Nelle prime fasi l’ipoacusia si manifesta con una riduzione della comprensione delle parole. Alle prime avvisaglie di disturbi uditivi, magari grazie alla segnalazione della difficoltà da parte di persone vicine, si consiglia di rivolgersi allo specialista in otorinolaringoiatria per sottoporsi ad un esame audiometrico.

Poiché i deficit dell’udito rappresentano condizioni invalidanti, dopo aver effettuato le indagini specifiche può rivelarsi necessario adottare protesi acustiche, al giorno d’oggi più discrete ed efficaci di un tempo. Si tratta di piccoli dispositivi medici elettronici, sia esterni che interni, che consentono agli individui ipoacusici di recuperare parte dell’udito.

L’utilizzo degli apparecchi acustici limita una serie di fattori sfavorevoli associati allo stato di sordità, quali la riduzione della capacità di concentrazione e della memoria, l’isolamento sociale e la depressione che ne può conseguire. Inoltre, la correzione del difetto sensoriale diminuisce il rischio, maggiore nell’anziano, di sviluppare deficit cognitivi, inclusa la demenza, più frequenti rispetto ai normoudenti.

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