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Particolato e visite per asma in presenza e in assenza del fumo di incendi

Uno studio pubblicato mette in luce il legame tra il particolato che deriva dal fumo degli incendi e l’aumento degli accessi per asma ai reparti di medicina d’urgenza.

I rischi per la salute dovuti al particolato derivato dagli incendi risultano essere diversi dai rischi associati al particolato proveniente da altre fonti, come il trasporto e l’industria. È quanto emerso nello studio di Kiser et al. pubblicato in agosto su Environmental Health e condotto dal 2013 al 2018 a Reno, Nevada. Altri studi avevano già dimostrato che in luoghi frequentemente esposti al fumo che origina dagli incendi il particolato, cioè l’insieme delle sostanze solide e liquide sospese nell’aria di dimensioni variabili da pochi nanometri a 100 micrometri, potesse aggravare le condizioni di salute dei pazienti asmatici. La città di Reno e il suo circondario sono stati scelti come area di studio in quanto gli incendi si verificano regolarmente nei mesi estivi. La città è inoltre sede del centro di assistenza sanitaria Renown Health, che si stima riceva il 68.4% dei casi di pazienti che necessitano di cure urgenti nel Nevada settentrionale.

Nel corso dei sei anni dell’analisi, gli autori hanno ottenuto le misurazioni quotidiane nelle 24 ore dei valori medi di PM2.5 (particolato con diametro inferiore a 2.5 µm), PM10-2.5 (particolato con diametro compreso tra 2.5 e 10 µm) e PM10 (particolato con diametro compreso tra 0 e 10 µm). Ciò è stato possibile grazie ai dati raccolti da quattro centri di monitoraggio della qualità dell’aria situati nell’area di Reno. Dalle cartelle cliniche del centro di Renown è stato ricavato il numero di accessi giornalieri per sintomi legati all’asma. È emerso che la qualità dell’aria sia stata influenzata dal fumo degli incendi in 188 giorni tra il 2013 e il 2018. Come ipotizzato, le concentrazioni di PM10 erano maggiori nei giorni in cui si verificavano incendi. Le visite per asma aumentavano in maniera significativa in presenza di fumo d’incendio, suggerendo che il particolato che proveniva da queste combustioni fosse più pericoloso.

I meccanismi che renderebbero il particolato determinato dagli incendi più temibile di quello proveniente da altre sorgenti sono numerosi e complessi. I ricercatori hanno ricordato in particolare le differenze nella composizione del particolato e le interazioni tra particolato e temperatura ambientale. Tra questi meccanismi, che non si escludono a vicenda, quello maggiormente implicato nell’aumento della pericolosità delle particelle è il cambiamento della loro composizione durante gli incendi. La temperatura più elevata nel momento in cui si verificano gli incendi giocherebbe un ruolo importante nel rendere il particolato più pericoloso per l’apparato respiratorio, anche se molto resta ancora da chiarire a riguardo. Inoltre nella stagione estiva è più probabile che le persone siano esposte al particolato, in quanto portate a trascorrere più tempo all’aria aperta. La pericolosità del fumo degli incendi potrebbe essere influenzata anche dalle dimensioni delle particelle che lo compongono.

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