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In che modo proteggersi dai raggi UV?

La maggior parte dei tumori della pelle è causata da un’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti (UV). La maggior parte di questa esposizione proviene dal sole, ma alcune possono provenire da fonti artificiali, come lettini abbronzanti e lampade solari. Le persone che sono molto esposte ai raggi UV sono a maggior rischio di cancro della pelle. I principali tipi di raggi UV che possono influenzare la pelle includono i raggi UVA e i raggi UVB. I raggi UVB hanno più energia e sono una causa più potente di almeno alcuni tumori della pelle, ma sia i raggi UVA che UVB possono danneggiare la pelle e causare il cancro della pelle. Non ci sono raggi UV sicuri. (Per saperne di più sui diversi tipi di raggi UV, vedere Radiazioni ultraviolette (UV).) Fatta questa premessa, alcune persone pensano alla protezione solare solo quando trascorrono una giornata al lago, in spiaggia o in piscina. Ma l’esposizione al sole si somma giorno dopo giorno, e succede ogni volta che si è esposti sole. Anche se la luce solare è la principale fonte di raggi UV, non bisogna evitare completamente il sole. E non sarebbe saggio rimanere chiusi all’interno, perché l’attività fisica è importante per una buona salute. Ma prendere troppo sole può essere dannoso. Stare semplicemente all’ombra è uno dei modi migliori per limitare l’esposizione ai raggi UV. Inoltre, indossare una maglietta, mettere la crema solare, indossare un cappello, usare occhiali da sole per proteggere gli occhi e la pelle intorno a loro. Ultimo, ma non meno importante, cercare l’ombra.

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Alimentazione sana, la frutta è meglio se di stagione e al naturale

Un’alimentazione sana non può prescindere dall’apporto di un generoso quantitativo di vegetali, compresa la frutta, da includere nelle cinque porzioni giornaliere indicate dagli esperti per mantenersi in salute. Come la verdura, la frutta possiede numerose qualità e proprietà nutritive ma è più ricca di acqua e zuccheri. La natura ha provveduto a offrirne una notevole varietà in ogni periodo dell’anno, per cui si raccomanda di scegliere preferibilmente i frutti di stagione perché più saporiti, più economici e con proprietà adatte a quel periodo. In merito, invece, alla frutta in guscio, nel suo dossier scientifico “Linee guida per una sana alimentazione” il Centro di ricerca alimenti e nutrizione spiega che si tratta di «alimenti ad alto contenuto energetico, ricchi in acidi grassi insaturi, in particolare Omega-3, e che contengono fibra, acido folico, minerali e molecole bioattive». Nonostante la ricchezza calorica, se ne è rivalutato il valore biologico anche come fonte di proteine vegetali ma se ne raccomanda una porzione limitata a circa 30 g.

Variare in base al colore.

Come per il resto degli alimenti, anche la scelta della frutta deve prevedere quanto più possibile una certa varietà. In tal modo, potremo garantire all’organismo l’apporto di diversi elementi nutritivi e non sempre degli stessi. Un trucco per variare nel modo giusto è differenziare il consumo di frutta in base al suo colore: la pigmentazione della polpa, infatti, è tipica di specie vegetali che condividono proprietà analoghe. Come indica il Ministero della Salute, la frutta che tende al viola-blu, come, mirtilli, more, prugne e uva, è ricca di vitamina C, potassio e magnesio. Quella che tende al verde, come kiwi e uva bianca, contiene carotenoidi, magnesio, vitamina C, acido folico e luteina. Frutti molto comuni, come mele e pere, rientrano invece tra i vegetali di colore bianco (per la loro polpa), che garantiscono una buona quantità di polifenoli, flavonoidi, potassio e vitamina C. Le specie giallo-arancione, come arance, mandarini, limoni, pompelmi, albicocche e pesche, contengono flavonoidi, carotenoidi e vitamina C. Infine, i frutti rossi, come ribes, fragole, ciliegie, arance rosse e anguria, sono una fonte di licopene e antocianine.

Preferire la versione naturale del frutto.

La è presente in numerose preparazioni, che spesso prevedono, oltre alla trasformazione dell’alimento, l’aggiunta di zuccheri. Gli esperti raccomandano sempre di prediligere la frutta allo stato naturale in quanto, oltre a essere più ricca di nutrienti, è senza dubbio più saziante. Quanto alla possibilità di consumare frutta in forma liquida, il Centro di ricerca alimenti e nutrizione fa notare che: «Oltre ai succhi di frutta 100%, negli ultimi anni le preparazioni commerciali a base di frutta sono moltissime: nettari (succo e polpa), frullati, frappè, ecc…In generale i processi di trasformazione determinano una riduzione del contenuto di alcuni nutrienti e quello che maggiormente ne risente è la fibra, che viene molto ridotta, a causa delle procedure di preparazione, e questo incide significativamente sul potere saziante, che risulta molto più basso di quello di un frutto».

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Tessera Sanitaria, un documento evoluto con cui accedere a numerosi servizi

«La Tessera Sanitaria (Ts) è un documento personale, rilasciato a tutti i cittadini che hanno diritto alle prestazioni fornite dal Servizio sanitario nazionale (Ssn)». È la descrizione fornita dall’Agenzia dell’entrate dell’importante supporto plastificato. Dal 2011, anno in cui è stata dotata di microchip, si è trasformata in Carta nazionale dei servizi (Cns), permettendo al possessore di utilizzarla per vari scopi anche al di fuori dell’area sanitaria. Da marzo 2021 è uno dei tre strumenti che, assieme alla Carta d’identità elettronica e allo Spid, permette ai cittadini di accedere alle aree riservate dei siti web delle pubbliche amministrazioni. La Carta nazionale dei servizi è abilitata anche per usufruire di prestazioni sanitarie nell’Unione Europea, in Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Svizzera, secondo le normative vigenti nei singoli paesi. Le informazioni utili per fruire della carta fuori dell’Italia sono riportate sul retro del documento, che costituisce la Tessera europea assistenza malattia (Team).

I principali usi in ambito sanitario.

I vantaggi e gli usi della Tessera Sanitaria sono molteplici, ma non sempre sono tutti noti ai cittadini che talvolta li sfruttano solo in minima parte. Nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, la Tessera Sanitaria permette di scegliere e cambiare il proprio medico di base e il pediatra, di prenotare ed eseguire visite specialistiche ed esami diagnostici nelle strutture pubbliche e private convenzionate, di visionare i referti sul fascicolo elettronico e di acquistare farmaci mutuabili in farmacia. Dalla metà del 2020 in poi, con il diffondersi della pandemia da Covid-19, si è resa necessaria l’attivazione di numerosi servizi digitali, fruibili grazie all’uso della Carta nazionale dei servizi. Con i dati riportati sulla Tessera è diventato così possibile in varie regioni d’Italia prenotare i test Sars-Cov-2 e visualizzarne i referti sul sito regionale della Sanità anche senza aver attivato il fascicolo elettronico. Sono state inoltre abilitate le ricette mediche dematerializzate, ritirabili in farmacia presentando il codice ricevuto dal medico e la Tessera Sanitaria. Dall’inizio del 2021, con l’arrivo dei vaccini anti-Covid per la popolazione, la Carta ha permesso di velocizzare le prenotazioni e di effettuarle anche autonomamente da casa.

I vantaggi in ambito burocratico-amministrativo.

La Tessera Sanitaria è anche il documento che certifica in modo ufficiale il proprio codice fiscale. Questo è riportato nella parte frontale della carta, assieme ai dati anagrafici e alla data di scadenza. Inoltre, presentando la Tessera in farmacia quando si acquistano farmaci, viene automaticamente rilasciato lo “scontrino fiscale parlante”, valido come certificazione dell’acquisto da utilizzare ai fini della detrazione Irpef. Lo scontrino riporta la quantità e tipologia di farmaci acquistati, oltre al codice fiscale del cliente. Un altro vantaggio della Carta nazionale dei servizi è la possibilità di accedere ai servizi e alle aree riservate della pubblica amministrazione, attraverso un dispositivo, che può essere una chiavetta Usb o una smart card dotata di microchip. Le informazioni di accesso e abilitazione vanno richieste alla regione di appartenenza, presentando la tessera sanitaria e un documento di identità valido.

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Alimentazione, quella sana è ricca di vegetali e non elimina i carboidrati

Seguire un’alimentazione sana è la base per mantenersi in salute e in forma. Non sempre, però, siamo in grado di rispettare questo buon proposito nella vita quotidiana. «L’equilibrio alimentare – spiega l’Istituto superiore di sanità (Iss) nel suo portale Epicentro – non si costruisce su un unico pasto o su un unico giorno ma piuttosto su una continuità settimanale. Non esistono cibi “proibiti” come neanche cibi “miracolosi”, anche se, ovviamente, alcuni alimenti sono considerati più salutari (come la frutta, la verdura, i farinacei, il pesce) e altri meno (come i cibi zuccherati o troppo salati, le carni rosse, i grassi di origine animale)». Una cattiva alimentazione può portare al sovrappeso e all’obesità, ma può anche accrescere il rischio di sviluppare diverse patologie, come ipertensione arteriosa, malattie dell’apparato cardiocircolatorio, malattie metaboliche, diabete tipo 2, e alcune forme di tumori.

Tanti vegetali senza escludere i carboidrati.

«Una dieta sana – raccomanda l’Istituto superiore di sanità – prevede almeno cinque porzioni di frutta e verdura ogni giorno. Per “porzione” si intende l’equivalente di ottanta grammi circa o, per avere un’idea più semplice, la quantità di frutta o verdura cruda che può essere contenuta sul palmo di una mano, oppure mezzo piatto di verdura cotta». È poi fondamentale il consumo quotidiano di alimenti ricchi di amido, come cereali, pane, pasta, patate e polenta. «Mangiare alimenti ricchi di amido è importante – spiega l’Iss – perché contengono i carboidrati complessi che, a differenza di quelli semplici propri dei cibi zuccherati, forniscono energia che il corpo utilizza gradualmente. Si può dunque mangiare questa tipologia di alimenti senza paura di ingrassare purché si usi un condimento leggero e privo di grassi e si eviti di assumere contemporaneamente altri cibi che contengono un’alta percentuale di carboidrati complessi nello stesso pasto. Un uso limitato di pasta, pane e riso va considerato solo in caso di sovrappeso o di obesità». Quanto ai latticini e derivati, sono fondamentali per fornire calcio in forma altamente assorbibile e utilizzabile dall’organismo.

Unica raccomandazione degli esperti: moderare il consumo di formaggi, prediligendo quelli freschi a basso contenuto di grassi.

Pesce, carne e uova una o due volte al giorno In merito alle proteine, l’Iss ricorda che pesce, carne e uova forniscono proteine di alta qualità e carne e pesce apportano anche ferro. Il pesce ha inoltre un effetto protettivo perché ricco di omega-3, che riducono il rischio di malattie cardiovascolari. «Si consiglia di mangiare carne, pesce o uova, una o due volte al giorno – aggiunge l’Istituto superiore di sanità. La scelta dei grassi da condimento, che vanno sempre ridotti, dovrebbe prediligere l’olio extravergine di oliva e in genere gli oli vegetali, limitando l’uso di grassi di origine animale come burro, lardo, strutto e panna, che contengono elevate quantità di grassi saturi. L’eccessivo consumo di grassi aumenta il rischio di sovrappeso e lo sviluppo di malattie cardiovascolari». Si raccomanda infine di limitare l’uso di sale, zuccheri, dolci e bevande zuccherine e di bere grandi quantitativi di acqua, circa 2,5 litri al giorno.

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Idratazione, non fidiamoci solo della sete

L’importanza di assumere tanta acqua per mantenere il corretto livello di idratazione è una raccomandazione che viene fatta spesso e praticamente ovunque: dal medico, dal nutrizionista, nei centri sportivi e persino dai notiziari durante la stagione calda. Il ruolo di questo elemento per le funzioni organiche e il benessere è riconosciuto all’unanimità e comprovato da numerosi studi scientifici. «In funzione delle sue peculiari proprietà chimico-fisiche – spiega il Ministero della Salute (https://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4460&area=acque_potabili&menu=dieta) – l’acqua è coinvolta in quasi tutte le funzioni del corpo umano ed è il suo principale costituente, rappresentando circa il 60% del peso corporeo nei maschi adulti, dal 50 al 55% nelle femmine e fino al 75% in un neonato».

Cosa accade se beviamo troppo poco «Idratarsi – spiega la dottoressa Raffaella Cancello dell’Istituto Auxologico Italiano (https://www.auxologico.it/approfondimenti/corretta-idratazione#:~:text=Circa%20il%2075%25%20del%20nostro,disidratazione%20aumenta%20la%20temperatura)%3B) – significa garantire al corpo la corretta quantità di acqua. Poiché nel corpo umano non sono presenti scorte di acqua, è indispensabile bere».

Una volta introdotta nell’organismo, l’acqua partecipa a numerose funzioni e mantiene la temperatura corporea nella norma, mentre la disidratazione la farebbe aumentare. «Inoltre – continua l’esperta dell’Istituto – una corretta idratazione serve a mantenere elastiche e compatte cute e mucose, a produrre saliva e film lacrimale dell’occhio, a mantenere sani i tessuti liquidi del corpo (sangue, sistema linfatico, liquidi delle pleure, ecc…), a lubrificare articolazioni e tessuti molli. Quando l’assunzione di liquidi è inferiore alla quantità che l’organismo espelle, questo si disidrata e rischia effetti anche seri.

«Nelle forme più lievi di disidratazione – spiegano gli esperti del Ministero della Salute – è influenzata la termoregolazione ed è manifesta la sensazione di sete, con il prolungarsi del fenomeno sopraggiungono crampi, apatia, astenia, maggiore irritabilità. Forme più gravi inducono malessere generale e anche allucinazioni fino al rischio di insorgenza del colpo di calore ed effetti letali. Lo stato persistente della disidratazione è associato a un significativo incremento di rischio di molte patologie, anche gravi, in primo luogo a carico del rene».

Non basta bere solo quando si ha sete Sebbene lo stimolo della sete nasca proprio per avvisare l’individuo che l’organismo ha bisogno di liquidi, non tutti lo avvertono correttamente.

Bambini e anziani, per esempio, lo percepiscono meno e tendono quindi a soddisfare il bisogno di idratazione poco e tardivamente. Il gruppo di esperti scientifici della European food safety authority (Efsa), che si occupa di prodotti dietetici, alimentazione e allergie, ha stabilito una serie di parametri di riferimento per un corretto quantitativo di acqua da assumere. In linea di massima, per adolescenti, adulti e anziani sani l’apporto corretto di liquidi si aggira intorno ai due litri quotidiani per le donne e ai due litri e mezzo per gli uomini. L’Efsa, però, fornisce indicazioni più specifiche per condizioni particolari, come lattanti, donne in gravidanza e bambini in crescita (è possibile per esempio fare una ricerca con il sistema https://efsa.gitlab.io/multimedia/drvs/index.htm). Va infine ricordato che la quantità di liquidi da assumere cambia in determinate situazioni, come nel caso di climi caldi, attività fisiche intense o condizioni che inducano disidratazione, come molti disturbi gastro-enterici.