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Farmaci nel 730, per detrarli non è necessario pagare con bancomat

La manovra di Bilancio in vigore dal 1 gennaio 2020 stabilisce che per ottenere i vantaggi derivanti dalle detrazioni Irpef del 19% per gli oneri fiscalmente rilevanti è obbligatorio l’uso dei sistemi di pagamento tracciabili. Tuttavia, alla luce della nuova norma approvata, il pagamento con bancomat o carta di credito non è necessario per i farmaci, né per i dispositivi medici, né per le prestazioni sanitarie erogate da strutture pubbliche o accreditate dal Servizio sanitario nazionale (Ssn). Ne consegue che, alla luce di quanto evidenziato, per quanto riguarda l’acquisto di farmaci, non è necessario che il pagamento sia tracciabile. Questo chiarimento si è reso necessario in seguito ad una serie di notizie fuorvianti diffuse sui social che hanno contribuito ad alimentare confusione sull’argomento.

Al momento del pagamento di un farmaco per uso umano, di un dispositivo medico o di un ticket sulle ricette Ssn, non è necessario pagare con bancomat. La sola condizione per poter caricare automaticamente gli importi nel 730 precompilato è quella di fornire il proprio codice fiscale (a voce o da tessera sanitaria) appena prima della chiusura della transazione e dell’emissione dello scontrino fiscale (ora chiamato “Documento di vendita o di prestazione”). Solo in tal modo il farmacista invierà in automatico all’Agenzia delle entrate il dettaglio degli importi delle spese sostenute e saranno automaticamente portate in detrazione. Se, per motivi di privacy, il paziente non volesse far comparire tali spese nella propria dichiarazione precompilata, può opporsi al trattamento dei dati comunicandolo al farmacista sempre prima della chiusura della transazione. Quanto indicato non si applica ai medicinali veterinari e ai vari altri servizi erogati in farmacia che devono essere sempre pagati con pagamento tracciabile.

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Salute ad alta quota, i consigli per evitare contrattempi

L’Italia è un paese che per posizione geografica e conformazione territoriale offre infinite possibilità di intrattenimento, tra cui mare, montagna, collina. In vista dei weekend soleggiati presenti nelle zone collinari e montuose, Assosalute, associazione italiana dei produttori di farmaci di automedicazione, ha divulgato una serie di accorgimenti per evitare brutte sorprese durante la permanenza in alta quota. «Si invita – spiega l’associazione – alla massima attenzione, per evitare di incorrere in tutti quei disturbi legati prevalentemente al freddo, per esempio geloni, raffreddori o faringiti, oppure in quei disturbi derivanti da una eccessiva attività fisica, come contusioni o contratture muscolari, fino ad arrivare alle scottature solari, causate dal riverbero del sole sulla neve».

Tra i consigli principali, quello di «coprirsi adeguatamente per difendersi dal freddo. Bocca e naso devono essere sempre protetti se vogliamo evitare brutti mal di gola e faringiti, così come le dita di mani e piedi per scongiurare i dolorosi geloni». In proposito, Assosalute ricorda che «la faringite e le sindromi da raffreddamento, come l’influenza, possono essere contratte non solo a seguito di esposizioni al freddo, ma anche soggiornando in ambienti poco ventilati, come potrebbero essere i rifugi o i luoghi di sosta. Questi, infatti, se non sono bene aerati, diventano dei veri e propri “incubatori” di virus e batteri, facilitandone la trasmissione tra una persona e un’altra. Attenzione, quindi, quando ci si trova in questi ambienti, perché il contatto ravvicinato con persone infette può facilitare il contagio».

«Se i piccoli disturbi causati dal freddo – conclude l’associazione – dovessero fare la loro comparsa, i farmaci di automedicazione, facilmente riconoscibili grazie al bollino rosso che sorride sulla confezione, possono correre in nostro aiuto». E, con essi, anche il farmacista di fiducia sempre disponibile a dare un consiglio efficace per i piccoli problemi temporanei e transitori.

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L’aspirina a basso dosaggio può ridurre il rischio di parto prematuro

L’aspirina giornaliera a basso dosaggio, già dalla sesta settimana di gravidanza fino alla 36a settimana, può ridurre il rischio di parto pretermine tra le giovani madri. È il risultato di uno studio finanziato dal National Institutes of Health americano, tra i centri di ricerca medica più importanti al mondo. Lo studio clinico, che ha coinvolto più di 11.000 donne in diversi paesi a basso e medio reddito, ha scoperto che le donne che assumevano aspirina a basso dosaggio giornaliero avevano l’11% di probabilità in meno di partorire prima della 37a settimana di gravidanza, rispetto a quelle a cui era stato somministrato un placebo, ovvero una sostanza priva di attività terapeutica intrinseca.
Come è noto, la nascita pretermine è la causa più comune di morte infantile e la principale causa di disabilità neurologica a lungo termine nei bambini. Secondo gli autori dello studio, i progressi nella cura dei neonati hanno migliorato la sopravvivenza dei neonati pretermine, ma questa cura è limitata o non disponibile in molte parti del mondo. Precedenti studi hanno suggerito che l’aspirina a basso dosaggio può ridurre il rischio di parto pretermine e preeclampsia, un disturbo della pressione sanguigna potenzialmente letale in gravidanza. Tuttavia, questi studi non erano abbastanza sufficienti da determinare statisticamente l’efficacia della terapia nel ridurre la nascita pretermine. «I nostri risultati – puntualizza  Marion Koso-Thomas, principale autore dello studio – suggeriscono che la terapia con aspirina a basso dosaggio nelle prime fasi della gravidanza potrebbe fornire un modo economico per abbassare il tasso di natalità pretermine nelle madri per la prima volta».

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Spese e detrazioni veterinarie, cosa cambia nel 2020?

Anno nuovo, vita nuova, recita un vecchio proverbio. Il detto popolare non è applicato solo alla vita personale ma anche a tutta una serie di cambiamenti introdotti dalle leggi di bilancio in vigore ogni anno. Tra le novità per il 2020, una riguarda la detrazione le spese veterinarie.
Argomento che se inizialmente ha mandato in confusione i possessori dei piccoli amici di casa, ha poi visto i chiarimenti delle varie sigle di rappresentanza. Tra queste, l’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), che ha pubblicato alcune indicazioni in merito alle detrazioni delle spese veterinarie. La sigla ha sottolineato che «senza pagamento tracciabile, il professionista non sarà sanzionato, ma il cliente non potrà detrarre la spesa veterinaria». Dunque «non sarà sanzionato il pagamento senza Pos, ma se il proprietario/cliente vuole detrarre le spese veterinarie dovrà pagare in moneta elettronica o con altro pagamento tracciabile, bonifico e smartphone compresi». Ne consegue che, alla luce di quanto evidenziato, per portare in detrazione gli importi relativi alle spese veterinarie, ad esempio una visita, è necessario pagare con un pagamento tracciabile e non con moneta contante. È utile puntualizzare che tale modifica non riguarda invece le spese per farmaci veterinari sostenute in farmacie, per le quali, come per gli anni precedenti, è sufficiente esibire al farmacista il codice fiscale del proprietario dell’animale al momento dell’emissione dello scontrino fiscale, anche con pagamento in contanti. Scontrino che, si ricorda, contiene dati relativi alle spese sostenute e che in tempo reale vengono inviate all’Agenzia delle entrate. Questo invio automatico consentirà di popolare automaticamente i campi nella dichiarazione dei redditi precompilata.

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«L’uso di Internet riduce le capacità di studio negli studenti universitari»

Usare eccessivamente Internet e la tecnologia digitale potrebbe portare gli studenti ad una minore motivazione e dunque ad un ridotto impegno negli studi da portare a termine. Inoltre, l’uso intensivo potrebbe favorire l’ansia in occasione dei test e aggravare, se presenti, sentimenti crescenti di solitudine. Sono questi i risultati di un recente lavoro portato a termine dai ricercatori di due differenti università, di Swansea, in Galles, e di Milano. Per arrivare a tale risultato i ricercatori hanno arruolato 285 studenti universitari, iscritti a corsi relativi alla salute. Sono stati valutati per il loro uso della tecnologia digitale, le loro capacità di studio e motivazione, l’ansia e la solitudine.
Ebbene, lo studio ha trovato una relazione negativa tra dipendenza da Internet e motivazione allo studio. Gli studenti che hanno riferito di una maggiore dipendenza da Internet hanno anche trovato più difficile organizzare il proprio apprendimento in modo produttivo ed erano più preoccupati per i loro prossimi test. Lo studio ha anche scoperto che la dipendenza da Internet era associata alla solitudine e che questa solitudine rendeva più duro lo studio. Circa il 25% degli studenti ha dichiarato di aver trascorso online più di quattro ore al giorno, mentre il resto indica che hanno trascorso da una a tre ore al giorno. Gli usi principali di Internet per il campione studentesco sono stati il ​​social network (40%) e la ricerca di informazioni (30%).