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Respirare aria pulita, quali sono i vantaggi per la salute?

I contaminanti dell’aria rappresentano circa il 66% dei decessi totali allusi alla contaminazione di massa. Secondo uno studio portato a termine dall’Agenzia europea dell’ambiente «circa il 90% degli abitanti delle città – si legge sul sito istituzionale – è esposto a concentrazioni di inquinanti superiori ai livelli di qualità dell’aria ritenuti dannosi per la salute». A titolo di esempio, l’ente regolatorio evidenzia che «si stima che il particolato sottile (PM2.5) riduca l’aspettativa di vita nell’UE di più di 8 mesi. Un motivo di crescente preoccupazione è il benzo(a)pirene – precisa l’agenzia -, un inquinante cancerogeno le cui concentrazioni sono superiori alla soglia fissata per proteggere la salute umana in diverse aree urbane, specie nell’Europa centrale e orientale».

È inutile ribadire, alla luce di quanto evidenziato, che la respirazione di aria contaminata può comportare gravi complicazioni per la salute, quindi mirare a ridurre la quantità di inquinamento atmosferico è fondamentale per gli esseri umani in generale. Ecco dunque che respirare aria pulita ha molti vantaggi, tra cui avere polmoni più puliti, diminuire i sintomi legati ad asma e allergie, migliore aspetto della pelle, digestione migliorata. In aggiunta a ciò, sono diversi i benefici anche sulla sfera psicologica. Respirare buona aria significa infatti dotare al proprio organismo la capacità di stabilizzare psicologicamente ed emotivamente. Anche umore e sonno sono molto normalizzati. Infine ultimo, ma non meno importante, il ruolo nella possibilità di ridurre malattie polmonari, cardiache e arteriose.

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Sale e salute, i 5 consigli per ridurne il consumo

Come noto, un uso eccessivo e costante di sale nelle abitudini alimentari provoca un incremento dei livelli della pressione arteriosa, conseguente all’aumento della ritenzione idrica. Quest’ultimo, fenomeno attraverso cui, in presenza di elevati livelli di sale, i liquidi corporei non vengono facilmente espulsi. Ne consegue che, con l’incremento della quantità dei liquidi corporei, sul lungo andare, aumenta il rischio di insorgenza di patologie cardio-cerebrovascolari correlate all’ipertensione arteriosa. Tra queste, infarto del miocardio e ictus cerebrale. In aggiunta a ciò, è stato evidenziato in diversi studi che l’elevato consumo di sale è associato a malattie cronico-degenerative tra cui tumori dell’apparato digerente, osteoporosi e malattie renali. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), al fine di prevenire tali patologie, raccomanda un consumo massimo di 5 grammi di sale al giorno, ovvero 2 grammi di sodio al giorno. Tuttavia, considerato che gran parte del sale alimentare è presente negli alimenti prodotti industrialmente presenti sul mercato, è molto facile andare oltre tale raccomandazione.

La World Action on Salt & Health (Wash), associazione con partner in 100 Paesi dei diversi continenti istituita nel 2005 con il fine di migliorare la salute delle popolazioni attraverso la graduale riduzione dell’introito di sodio, sensibilizza i produttori di alimenti al fine di ridurre il sale nei loro prodotti, ma anche i consumatori finali con una serie di suggerimenti utili a contribuire alla riduzione del consumo di sale.

Ciò attraverso cinque azioni concrete che riguardano principalmente le abitudini alimentari. In particolare, al fine di ridurre il consumo di sale, l’associazione consiglia di usare «erbe, spezie, aglio e agrumi al posto del sale per aggiungere sapore al tuo cibo». Inoltre, «scola e risciacqua verdure e legumi in scatola e mangia più frutta e verdura fresca, controlla le etichette prima di acquistare per aiutarti a scegliere prodotti alimentari meno salati». «Usa gradualmente meno sale nelle tue ricette preferite – le tue papille gustative si adatteranno», ed infine «togli dalla tavola sale e salse salate in modo che i più giovani della famiglia non si abituino ad aggiungere il sale».

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Uso degli antibiotici: vanno assunti solo se prescritti dal medico

Il rapporto “The European Union Summary Report on Antimicrobial Resistance in zoonotic and indicator bacteria from humans, animals and food in 2018/2019”, pubblicato lo scorso aprile 2021 e diffuso in Italia dall’Istituto superiore di sanità (Iss) ha mostrato che, sebbene l’uso di antibiotici sia in riduzione, è necessario mantenere alta l’attenzione sul fenomeno dell’abuso anche al fine di prevenire l’antibiotico-resistenza. Quest’ultimo è un fenomeno in base al quale la limitata capacità degli antibiotici nello sconfiggere delle infezioni da batteri viene esacerbata con l’aumento dell’assunzione di tali farmaci, soprattutto nei casi in cui essi non sono stati prescritti dal medico di famiglia o specialista.

Spesso, infatti, per mancanza di tempo o di conoscenza della patologia da trattare, si è portati ad assumere antibiotici anche al fine di prevenire delle patologie di cui non si ha esatta conoscenza. Ciò riutilizzando medicinali presenti nell’armadio dei medicinali di casa e, un pò per mancanza di tempo, un pò per superficialità, procedere all’assunzione senza un’adeguata visita e una prescrizione del medico. Per prevenire l’antibiotico-resistenza, che rende vane tante terapie essenziali, occorre ricordare innanzitutto che spesso l’organismo possiede la capacità di superare un’infezione provocata da batteri senza la necessità di ricorrere all’utilizzo di farmaci antibatterici. Vi sono stati patologici, come la comune influenza stagionale, che sono causati da virus e pertanto non sono ricettivi nei confronti di questa tipologia di medicinali. È assolutamente da evitare il fai-da-te: la decisione di assumere autonomamente un antibiotico per via sistemica non è mai una buona idea. Ciò che ha funzionato in passato per risolvere sintomi che sembrano analoghi a quelli di cui soffriamo oggi può non essere indicato. Ogni caso è a sé stante e la scelta di un’eventuale terapia antibiotica deve essere effettuata dal medico di volta in volta, dopo una visita accurata e un’attenta analisi della sintomatologia, meglio ancora se suffragata da un antibiogramma.

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Piccole ustioni: come comportarsi nel caso di questi incidenti domestici?  

Le ustioni sono lesioni di cute e mucose dovute al contatto con agenti fisici, come liquidi, vapore e oggetti vari a temperatura elevata, con sostanze chimiche, quali acidi e basi forti, con il calore generato dalla corrente elettrica oppure con le radiazioni solari o i raggi ultravioletti emessi dalle lampade abbronzanti. Mentre si svolgono alcune faccende domestiche, come cucinare o stirare, può capitare di ustionarsi venendo a contatto con l’acqua bollente, l’olio che frigge, il forno caldo o il ferro da stiro.

La gravità di un’ustione domestica, strettamente legata alla sintomatologia che la accompagna,  varia  a seconda della sorgente che l’ha causata e della profondità ed estensione della lesione, oltre che da fattori associati al soggetto ustionato, tra cui età, condizioni generali di salute e sede della lesione. Nel caso delle ustioni di primo grado la pelle risulta arrossata e gonfia e il dolore è di tipo bruciante. La cute, in caso di ustioni di secondo grado superficiali, assume un colore violaceo, con bolle giallognole, mentre nelle ustioni di secondo grado profonde la pelle è rossa-grigiastra e secerne molto liquido. Nelle ustioni di terzo grado la pelle appare scura, secca e ruvida al tatto.

Oltre a irritazione, dolore urente, vesciche, prurito, secchezza e desquamazione superficiali, possono comparire febbre, brividi, sensazione di debolezza, nausea, cefalea. Se si presentassero questi sintomi sistemici, e comunque qualora l’ustione fosse particolarmente estesa, si consiglia di rivolgersi al pronto soccorso. Nei casi meno gravi, si può intervenire abbassando la temperatura con acqua corrente o immergendo la zona interessata in acqua fresca, non ghiacciata, così da alleviare il dolore. Un’alternativa valida è l’uso di una borsa del ghiaccio avvolta da un involucro in cotone.

Dopo aver raffreddato l’area ustionata, questa va coperta con una garza sterile umidificata con soluzione fisiologica o, meglio ancora, con una garza grassa, per impedire che la medicazione si attacchi al tessuto in fase di guarigione. Le eventuali vesciche presenti non vanno bucate né grattate, in quanto proteggono la superficie ustionata dal rischio di sovrainfezioni batteriche. L’esposizione alla luce solare è da evitare finché la pelle non si sarà completamente rigenerata.

Prurito e arrossamento possono essere alleviati con l’applicazione di prodotti specifici ad azione emolliente, idratante e lenitiva, conservandoli in frigorifero per un maggiore sollievo. Per attenuare l’infiammazione sono indicate le creme che contengono idrocortisone. Possono essere utili impacchi con creme o gel a base di aloe, malva, camomilla, dall’effetto calmante, oppure contenenti acido ialuronico, per facilitare la riparazione della cute. Per scongiurare le infezioni batteriche, finché la pelle non si è rimarginata la terapia può essere completata impiegando antimicrobici per uso topico.

Dopo la doccia si raccomanda di tamponare delicatamente la parte lesa per asciugarla. Se il dolore fosse molto intenso, si possono associare preparati analgesici per uso locale o assumere per via orale farmaci antinfiammatori non steroide, che il farmacista saprà consigliare al meglio.

 

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Corsa, d’estate orari giusti e tanta idratazione

Alla domanda se proseguire o meno le attività sportive e motorie durante le giornate più calde dell’anno, gli esperti rispondono richiamando anzitutto il buon senso: ci si può allenare negli orari in cui le temperature sono meno elevate, quindi prima delle 11.00 del mattino e dopo le 18.00 di sera. «Spostate i vostri abituali orari alla mattina molto presto – suggeriscono gli esperti dell’associazione sportiva Urbanrunners -, potrà sembrare faticoso all’inizio, ma il silenzio e la tranquillità dell’alba non ha pari». In ogni caso, la prima cosa di cui non dimenticarsi mai è bere spesso. L’aumento notevole della sudorazione durante una corsa fatta al caldo comporta una notevole perdita di liquidi, che vanno reintrodotti nell’organismo onde evitare di disidratarsi. «Fattore fondamentale è l’idratazione – conferma l’allenatore di Urbanrunners Andrea Gornati -. Prima di qualsiasi allenamento, bisogna bere, senza affogarsi di acqua, importante è farlo poco ma spesso, anche durante la corsa, studiando il percorso dove ci sono fontanelle. In aiuto viene poi l’alimentazione di frutta e verdura di stagione, che contengono molta acqua (pomodori, zucchine, frutta in genere) che il nostro corpo immagazzina durante la giornata e sfrutta poi quando ne ha più bisogno». Tra gli altri rischi di cui tener conto, occorre ricordare i colpi di calore, l’abbassamento della pressione e le scottature. Quindi è bene fare il possibile per cercare ombra, bagnare la testa e ricordarsi la protezione solare.

Mai superare i limiti.

Tra le raccomandazioni degli allenatori più esperti, spicca la prudenza. Talvolta la passione per lo sport e la tenacia fanno mettere da parte i doverosi accorgimenti per proteggere la salute. «Non sfidate i vostri limiti – ci tiene a precisare Gornati -, se avvertite vampate di calore freddo, vertigini o smettete di sudare, potrebbero essere i sintomi di un colpo di calore. Fermatevi, mettetevi al fresco e bevete liquidi. Se vi affaticate, diminuite la velocità di corsa, ma non la durata del singolo allenamento. Nel caso, alternate corsa e camminata, per defatigarvi. In questo periodo tra i lavori più allenanti preferite ripetute brevi e fartlek, piuttosto che allenamenti lunghi, o medi, di corsa continua. I lavori intervallati sono più facili da fare in questo periodo perché tra una corsa e l’altra c’è tempo di recuperare, e quindi si riescono a fare anche allenamenti più lunghi».

Le esigenze alimentari da rispettare.

Anche la dieta è un fattore da considerare per fare allenamento nella stagione calda. «Importanti per l’alimentazione di uno sportivo – precisa la dottoressa Elena Ariosto, biologa nutrizionista del Centro nutrizione e psicologia Dna di Milano – sono vitamine e antiossidanti, che possiamo trovare nella frutta fresca (purchè sia di stagione, maturata sotto il sole e colta poco prima di essere consumata), nella verdura (fresca o congelata, cruda o cotta il meno possibile), nei cereali “integri” (cioè non privati del materiale fibroso) e nei semi oleosi, nei quali sono presenti anche acidi grassi essenziali (omega 3,6,9), detti così perché essenziali per numerosi processi metabolici e derivanti solo dall’alimentazione. È bene ricordare che i fabbisogni di uno sportivo sono superiori a quelli di un soggetto non sportivo/sedentario». Per tale motivo è raccomandato di non rinunciare ai carboidrati né alle proteine «Mentre i primi vanno assunti in fase pre-allenamento e durante (ma solo con attività che durano dai 45 minuti in su) – prosegue la dottoressa Ariosto – le proteine sono più indicate per il pasto (o spuntino) post-esercizio, quando il metabolismo muscolare lavora con la massima efficienza per riparare i danni muscolari. In entrambi i casi il fabbisogno dipende da numerosi fattori, tra cui il tipo di esercizio (intensità, durata) e la tolleranza individuale».